Nasce Belice/Epicentro, per raccontare una Sicilia nuova

A Gibellina, un nuovo spazio culturale raccoglie le storie e le memorie della valle del Belice. Un viaggio che ripercorre la storia dell'Isola tra gli anni '50 e '70

GIBELLINA. Ancora Gibellina al centro. Stavolta con Belice/Epicentro nuovo contenitore culturale, logo della memoria viva che segna la conclusione di un lavoro di due anni con abitanti vecchi e nuovi della Valle. Il nuovo spazio si è inaugurato lo scorso 5 marzo come polo di aggregazione che raccoglie storie e memorie della valle del Belice. Foto, video e racconti. Un grande viaggio attraverso il tempo. Al di là di spinte ideologiche e colore politico, viaggio attraverso la nostra storia recente. Belice/Epicentro è uno spazio che rappresenta una Sicilia nuova, giovane, forse poco raccontata dalle cronache. È una Sicilia che per riscattarsi dalla mafia punta su un'economia della cultura, della partecipazione e della legalità a partire dalle risorse locali per creare lavoro e impresa pulita nel territorio di Matteo Messina Denaro.
Vuole essere come ben evidente dagli intenti propositivi del gruppo di lavoro la Sicilia dei giovani che vogliono ripulire l’immagine di questa terra, concretamente. La Sicilia di chi vuole riappropriarsi della memoria perché comprende che risalendo dalla radice si può arrivare al futuro. Epicentro/Belice vuole proporsi come occasione per ritrovare luoghi vecchi e nuovi, pieni di fascino. Luoghi di riflessione politica, della bellezza del paesaggio secondo una “modalità di scoperta lenta e autentica del territorio”. Protagonista è la  Sicilia culturale, produttiva e onesta raccontata da i testimoni delle lotte degli anni 50 e 70, memoria viva, come Lorenzo Barbera che ancora oggi vive in quella che fu la baracca intitolata a Martin Luther King, sede del centro studi Valle del Belice. Un altro modo per leggere il territorio, oltre ciò che appare, dove il Belìce non è solo sinonimo del terremoto del 1968, ma anche controverso laboratorio di lotta civile, noto già dagli anni 50 presso le avanguardie sociali di tutta Europa. È anche un omaggio a Danilo Dolci e agli intellettuali e attivisti il cui anelito è vivo ancora oggi, in tempi in cui il sud del mondo lotta per un futuro, che si auspica essere migliore. In questa scia nasce il progetto “Le terre che tremarono” realizzato  con le persone della valle, che ha coinvolto in laboratori e in mappature giovani e vecchi, li ha  intervistati, ha ascoltato i loro raccontati, ha raccolto documenti. Tutto questo dal 5 marzo è in un contenitore di storie, custode della “Memoria”. Il direttore artistico di Belice/Epicentro, Giuseppe Maiorana  afferma che lo spazio vuole porsi come possibilità di conoscenza e attesa, luogo di azione, “luogo sempre più vivo, possibilità per i nuovi 'viaggiatori' che sono i giovani e i curiosi di verità storiche che arriveranno, ma anche e soprattutto ai cittadini di questa Valle, di contribuire con la partecipazione attiva attraverso le testimonianze materiali o esperienze raccontate a renderlo tale”.

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