Caos nella formazione: sanzioni agli enti e prepensionamenti

Mentre i lavoratori protestavano sotto Palazzo d’Orleans, il piano dell’assessore Mario Centorrino per riformare la formazione professionale riceveva da Raffaele Lombardo il via libera. Sfoltire gli organici e rinnovare i corsi per alleggerire la spesa, sono le parole d’ordine

PALERMO. Sanzioni agli enti in cui sono state scoperte irregolarità e prepensionamenti per ammortizzare gli esuberi. Mentre i lavoratori protestavano sotto Palazzo d’Orleans, il piano dell’assessore Mario Centorrino per riformare la formazione professionale riceveva da Raffaele Lombardo il via libera. Sfoltire gli organici e rinnovare i corsi per alleggerire la spesa, sono le parole d’ordine: «Avanti con la riforma - ha esordito il presidente della Regione - per arrivare a una formazione essenziale e di qualità. Puntare sui prepensionamenti è molto importante perchè le risorse umane in questo settore sono sproporzionate rispetto alle esigenze. Questa è la posizione dell’intero governo».
In assessorato sono arrivati un paio di giorni fa i primi dati dell’Inps, secondo cui 630 dipendenti hanno i requisiti (età compresa fra i 60 e 65 anni e almeno 30 anni di lavoro alle spalle) per andare in prepensionamento. Sarà questo il primo punto che domani il governo metterà sul tavolo nell’incontro con i sindacati.



Anche se il problema del personale è più ampio e passa dall’indagine sugli enti che hanno violato lo stop alle assunzioni fissato al 31 dicembre 2008. Nella relazione inviata all’assessore Centorrino gli ispettori del lavoro hanno puntato l’attenzione sui circa 700 contratti da co.co.pro fatti dagli enti fra il 2010 e quest’anno. Contratti periodicamente rinnovati che per gli ispettori «dissimulano un rapporto di lavoro subordinato». E poichè stanno piovendo le vertenze, la relazione segnala il rischio «delle refluenze sociali ed economiche da cui difficilmente potrebbe essere preservata la pubblica amministrazione»: si registrerebbe «il probabile tracollo dell’intero sistema». Ai 45 enti sotto indagine Lombardo manda un messaggio: «Stiamo verificando la situazione. Di sicuro non avranno più soldi per queste assunzioni. Mentre gli assunti in modo regolare saranno garantiti». La procedura di revoca del finanziamento è stata avviata per Cefop, Assforseo e Aiprig. Gli enti hanno 30 giorni per preparare la difesa. E anche per il segretario del Pd, Giuseppe Lupo, «occorre valorizzare gli enti virtuosi isolando “mele marce”».



Il secondo tema nell’incontro con i sindacati sarà il finanziamento al settore: disponibili 120 milioni, ne servono più del doppio. La proposta dell’assessore, di spostare parte della spesa sui fondi europei, si scontra con procedure lentissime: i tre bandi principali pubblicati nel 2009 e a inizio 2010 - work experience, sviluppo dei saperi e Futuro semplice - sono stati bloccati dalla Corte dei Conti o sono ancora fermi in assessorato alla fase dell’esame delle istanze. Un investimento di oltre 200 milioni rischia di essere restituito a Bruxelles se non verrà completato entro fine anno.
In questo clima anche i sindacati si sono divisi. Cisl, Uil e Snals sono scesi in strada. Le richieste in buona parte coincidono. Claudio Barone (Uil) invoca «la creazione di un albo unico dei lavoratori e incentivi per il pensionamento anticipato insieme a garanzie sul finanziamento pluriennale del settore».


Giorgio Tessitore (Cisl) aggiunge «la revoca dell’accreditamento e il definanziamento degli enti dissestati, la tutela dei dipendenti mediante rifinanziamento del fondo di garanzia e la graduale riduzione delle attività dei costi garantendo la regolarità delle retribuzioni». La Cgil non ha partecipato alla protesta e in una conferenza stampa ha denunciato le magagne del sistema: «Non c’è un costo definito per ogni ora di corso. E ci sono enti dove la formazione costa 60 euro ogni ora ed enti dove si arriva a 200». Secondo Mariella Maggio e Giusto Scozzaro, bisognerebbe sostenere la formazione con i fondi europei in modo da utilizzare le risorse regionali come ammortizzatori sociali per alleggerire il sistema. Anche per Mario Filippello (Cna) «bisogna ridisegnare la formazione, che deve avere le domande delle imprese come unico riferimento per l'individuazione delle figure professionali da formare. Basta con i parrucchieri e le estetiste, quando le imprese non riescono a trovare un saldatore».

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