E' il momento di ripartire

Un punto sarebbe benedetto e consentirebbe ai rosanero di riprendere fiato dopo tre sconfitte di fila e dopo la settimana più difficile degli ultimi anni

ROMA. Sintetizziamo subito lo spirito della gara di questa sera: all'Olimpico per non perdere. Un punto sarebbe benedetto e consentirebbe al Palermo di riprendere fiato dopo tre sconfitte di fila e dopo la settimana più difficile degli ultimi anni. Solo dopo lo 0-4 col Catania si avvertì tanta tensione, tanta diffidenza nei confronti dei rosa, ma non solo: dell'intero progetto rosanero. Ma quella volta, marzo 2009, nonostante il pesante passivo Zamparini non cambiò allenatore (Ballardini) nella consolatoria considerazione che in fondo il Palermo aveva ben giocato. Lo 0-7 interno contro l’Udinese ha invece scoperto tutti i limiti di questa giovane squadra rosanero e l'esonero di Rossi offre lo spunto per un nuovo capitolo della saga rosanero. Dal Palermo che attacca eccoci in soli sette giorni al Palermo che prova a difendersi. La paura fa anche questo e come sempre sarà il campo a stabilire se tutto quanto sta provando a cambiare Serse Cosmi col suo lavoro e con i consigli di Zamparini ben si adatterà alle caratteristiche del gruppo rosanero.
Dunque, all'insegna del «primo non prenderle» oggi il Palermo affronterà la Lazio con una formazione a dir poco difensiva: con due soli attaccanti (Pastore e Hernandez), con Ilicic a centrocampo con compiti che scopriremo insieme e probabilmente con Migliaccio davanti alla difesa, per dare all'occorrenza una mano sulle palle alte. Chiamarlo bunker non ci sembra un'esagerazione, ma queste sono le conseguenze della paura. Paura di perdere definitivamente il treno per l'Europa, di disperdere i consensi dei tifosi più comprensivi, di certificare insomma il fallimento della stagione con un finale in disarmo. E un finale in disarmo avrebbe conseguenze negative anche sul valore dei singoli giocatori. Cosa che Zamparini vuole assolutamente evitare.
Con soli quattro giorni di lavoro Cosmi si trova dunque a rivoluzionare un Palermo che era nato con ben altri presupposti. E per farlo, come diceva il bel film di Troisi, ricomincia da tre. Dalla famosa difesa a tre che Zamparini ha spesso suggerito a Rossi, ricevendo in cambio perlopiù infastiditi silenzi. In verità tre volte il Palermo s'è schierato quest'anno con questo modulo: a Mosca in Europa League, a Napoli e a Bologna, sempre in trasferta. Tre sconfitte, le ultime due di misura, però tutte segnate anche dall'incapacità di svolgere una credibile manovra offensiva. Non sappiamo se Cosmi voglia stabilmente modificare il modulo del Palermo, certo è che oggi lo farà nel tentativo di evitare pericolose derive. Fare risultato a Roma vuol dire anche smussare il rimpianto per l'esonero di Rossi, sarebbe una vittoria personale di Zamparini, che in questi giorni è sceso in campo con grandi energie per ricreare un po' di ottimismo attorno alla squadra.
Se l'impiego della difesa a tre, era in fondo prevedibile (come gioca Cosmi lo sappiamo tutti e fu una condizione per il suo ingaggio) la vigilia è segnata da un paio di sorprese. La prima è la rinuncia a Fabio Liverani, che andrà in panchina. Cosmi l'ha detto chiaramente: il regista non è ancora in condizioni di giocare una gara per intero. Considerato che Bacinovic è squalificato e che Nocerino non dovrebbe essere distolto dai compiti di spinta sul fronte sinistro, per esclusione davanti alla difesa può giocare solo Migliaccio, al quale tutto si può chiedere, ma non di impostare il gioco. Dovrà essere bravo a non farsi aggredire da Hernanes e Floccari. La scelta di impiegare Migliaccio in mezzo al campo e di lasciare fuori Liverani diciamo che lascia leggermente perplessi; chissà però che il rientro di Cassani a destra e l'impiego di Ilicic nella posizione di interno di centrocampo (ruolo svolto solo pochi minuti col Lecce al «Barbera») non garantiscano più soluzioni con cui iniziare l'azione. Insomma, occorrerà non solo difendersi bene ma provare giochi diversi per far partire la fase offensiva. Prendendo spunto proprio da quanto è accaduto domenica scorsa al «Barbera», dove l'Udinese ha segnato sette gol con soli due attaccanti, senza un regista tradizionale, ma sfruttando al massimo gli inserimenti e soprattutto pressando sempre e forte. Del resto le prime parole di Zamparini lunedì furono chiare: «Cosmi dovrà imitare Guidolin». Detto, fatto.
La seconda sorpresa dovrebbe essere l'impiego di Ilicic a centrocampo. Per giustificare il modulo 3-5-2, altrimenti sarebbe il 3-4-2-1 già visto e che è piaciuto davvero poco. E non è un problema solo tattico, ma mentale. Giocando in mezzo al campo lo sloveno scende un po' dal «trono», avrà precisi compiti di copertura (su Matuzalem o sugli esterni offensivi o ancora su Zarate), insomma perderebbe lo status di «fantasista intoccabile» che spetta ai trequartisti. Ci vorrà molta umilità, ma Ilicic questo ruolo (seppure in un 4-4-2) al Maribor lo faceva e allora dovrà farlo anche al Palermo perché la storia di questo campionato sta dimostrando che giocando solo di tacco e punta raggiungere certi risultati è impossibile. A Cosmi il compito di spiegare ai giovani rosa anche un pizzico di umiltà.

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