Rossi: "Esonero? L'epilogo di una storia già scritta da tempo"

E' stato il giorno del saluto commosso dell'ormai ex tecnico del Palermo ai tifosi e alla città. "Oggi ringrazio tutti, magari parlerò di altro a giugno". E poi ancora: "L'addio di Sabatini è stato l'inizio della fine. Qualcosa si era già rotta a Maribor"

PALERMO. «L’epilogo di una storia già scritta da tempo». Delio Rossi ha definito così oggi il suo esonero dall’incarico di allenatore del Palermo nella sala conferenze dell’Hotel Addaura a Mondello. Qui Delio Rossi ha tenuto una conferenza stampa per salutare la città. E se dobbiamo pensare a un momento per descrivere l’addio di Rossi da Palermo, preferiamo l’immagine di oggi rispetto a quella di domenica scorsa, che lo vedeva da solo a braccia conserte e con la testa china al triplice fischio finale, quando il tabellone luminoso segnava Palermo 0 – Udinese 7. Perché le emozioni di oggi rimarranno per sempre nel cuore di Rossi. Il tecnico arriva nell’albergo intorno alle 12.40, accompagnato dal suo fedele vice, Limone. All’entrata ci sono circa una ventina di tifosi che fin da subito lo accompagnano con dei cori che lo inneggiano. Qualcuno gli regala una sciarpa rosanero con la scritta “grazie”. Anche i fan entrano per la conferenza. Alla fine saranno circa in sessanta. Questa conferenza è organizzata principalmente per salutare loro e la città. «Non fatela più difficile di quanto già non lo sia». Queste le prime parole di Rossi rivolgendosi ai tifosi che inneggiano dei cori, quando entra alle 13.05 nella sala conferenza con la giacca e spilletta del Palermo. Fin da subito, infatti, si capisce che non mancheranno momenti di commozione.
Perché il tecnico di Rimini non ha nessuna intenzione di fare polemica, «perché le bocce non sono ancora ferme e ci sono ancora undici partite da giocare, magari quattordici, sperando che la squadra arrivi anche la finale di Coppa Italia. Poi magari a giugno scriverò un libro». E durante tutta la conferenza il nome di Zamparini non esce mai dalla sua bocca. Una conferenza che comincia con un Rossi quasi impacciato, e spiega subito il perché. «Non so neanche da dove iniziare. Era da qualche anno che non mi capitava di parlare dopo un esonero. Partiamo dalla fine, allora: ieri ero a casa con la mia famiglia e verso le 12.30 la società mi comunica l’avvicendamento. Mi hanno pure detto che non c’era bisogno di scendere a Palermo. Ma ho ritenuto doveroso venire in città per salutare. Avrei voluto fare la conferenza nella prima casa, quella Boccadifalco. Perché qui a Palermo avevo tre case: il Tenente Onorato, lo stadio e questo albergo. Io sono venuto qui per ringraziare, perché io ho rispettato la gente di Palermo e loro mi hanno rispettato tantissimo. E poi – continua Rossi - sono qui per ringraziare tutti i giocatori avuti in queste due stagioni e i miei collaboratori, dai massaggiatori ai magazzinieri. Purtroppo è finita come speravamo non finisse. Ma è successo quello che tutti si aspettavano da tempo».
Nessuna rivendicazione, dunque, «perché passano gli allenatori e i presidenti, ma il Palermo rimane». E qui si alzano di nuovo cori da stadio e il mister si commuove, non riuscendo a nascondere gli occhi lucidi. Si passa alle domande dei giornalisti. Rossi parla delle critiche ricevute in questi mesi dal punto di vista tecnico e personale. «Un allenatore è giudicato per quello che fa e i miei risultati sono lì, sul campo. La squadra è stata una di quelle che con me ha espresso il miglior calcio in Italia. I risultati sono importanti, certo. Ma è anche importante lottare, e questo che ho insegnato ai giocatori. Però quando sento che sono un pessimo allenatore, mi sta anche bene. Sono le critiche a livello personale che mi hanno dato fastidio. Perché mi ritengo una persona degna che si guarda tranquillamente allo specchio ogni giorno». Nessuno pensi, però, che questo esonero sia stato quasi come una liberazione da Zamparini per l’ormai ex tecnico rosanero. «Non è stata una liberazione, perché sennò sarei andato via io prima. Ma sentivo l’appoggio della gente e della squadra. Se non avvertivo più queste cose, me ne sarei andato. E se Zamparini richiamasse? Con i se e con i ma – si limita a dire Rossi - non si scrive la storia, ma rimango a disposizione della società».
Rossi poi svela quando i rapporti con la società e con Zamparini in particolare hanno cominciato a spezzarsi. «L’addio di Sabatini è stato l’inizio della fine. Ma già nella seconda partita ufficiale della stagione a Maribor si era rotto qualcosa». Qualcosa che si è rotto del tutto domenica dopo la disfatta contro i friulani. Ora al suo posto arriva Serse Cosmi. «Nessun problema se dovesse chiamarmi per chiedermi qualcosa della squadra. Ai tifosi dico di stare vicino al nuovo allenatore e ai giocatori, perché possono dare ancora soddisfazioni in questa stagione». Tornando indietro alla disfatta contro Sanchez e Di Natale, Rossi commenta i cori di incitamento a fine gara nei suoi confronti. «Mi hanno fatto piacere, ma stranamente mi hanno fatto anche male, perché dopo un 7-0 non senti di meritare gli applausi». E, infine, un ultimo riferimento a chi gli è stato vicino. «Telefonate ricevute dopo la partita di domenica? Non ho sentito molte persone, ma ho guardato tanta gente che mi sta vicino negli occhi e questo mi è bastato per capire che erano con me». Altre lacrime per Rossi su quest’ultima frase e saluti ai tifosi, che hanno continuato con i propri cori: «Delio Rossi alè. Delio Rossi uno di noi».

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