Lombardo apre al Pd, ma a Roma tratta sul federalismo col governo

I deputati del suo Mpa si sono astenuti dal voto sulla fiducia favorendone l'approvazione. Ma il presidente della Regione non dà valore politico alla mossa

PALERMO. I deputati dell’Mpa non hanno partecipato al voto sulla fiducia favorendone l’approvazione. Ma in Sicilia Lombardo tende una mano al partito democratico. A Roma tratta col governo Berlusconi sul federalismo fiscale, a Palermo tende una mano al Pd. Raffaele Lombardo ricolloca al centro il suo Mpa cercando di ottenere il massimo dal voto dei suoi 4 parlamentari alla Camera e senza rimanere imbrigliato nella maggioranza trasversale all’Ars.
Fin dal mattino il presidente ha anticipato che alla Camera l’Mpa non avrebbe partecipato al voto di fiducia sul federalismo: non sposando la linea dell’opposizione, Lombardo ha così abbassato l’asticella favorendo il governo. Il presidente non ha attribuito valore politico alla mossa. E in effetti dietro c’è una trattativa con Tremonti che passa dal testo sul federalismo regionale, prossimo appuntamento dopo quello municipale. In quella sede Lombardo e l’assessore all’Economia, Gaetano Armao (che da settimane fa la spola con Roma), sperano di strappare l’applicazione piena degli articoli 37 e 38 dello Statuto: per effetto del trasferimento alla Regione di tutte le entrate maturate nell’Isola ma riscosse dalla Stato, si permetterebbe al governo Lombardo di contare su un gettito di circa 7,4 miliardi. E il trasferimento alla Regione dell’Iva sull’importazione riscossa al momento dell’ingresso delle merci provenienti da Paesi extraeuropei garantirebbe altri 1,4 miliardi. La Regione dovrebbe finanziare le nuove funzioni su scuola, sanità e welfare, ma il conto sarebbe comunque in attivo. Infine, Lombardo e Armao sperano di ottenere un via libera dello Stato per utilizzare 640 milioni di Fas per pagare le rate del mutuo sulla sanità: soldi che verrebbero «scaricati» dal bilancio regionale mettendo in discesa la Finanziaria all’Ars. Lombardo aveva anche la necessità di tenere legati alcuni deputati (Ferdinando Latteri in primis) che altrimenti potevano essere attratti da Pdl o Forza del Sud. Ma ha voluto mandare anche un messaggio a Rutelli, Fini e Casini, leader di un terzo polo da cui si è sentito snobbato: l’Mpa ha capacità di dialogare autonomamente. E Giampiero D’Alia (Udc) ha mostrato il suo disappunto: «Equilibrisimi che non convincono». Critico anche Giuseppe Lupo, segretario del Pd: «Lombardo sbaglia, è un federalismo che ci penalizzerà». Ma i tatticismi alla Camera ieri hanno visto protagonisti altri due big siciliani. Gianfranco Miccichè ha minacciato il no alla fiducia se il governo non ritirerà una norma che limita gli investimenti sul fotovoltaico: ottenute garanzie, la minaccia è rientrata. E Saverio Romano, leader del Pid e dei Responsabili, ha tirato la corda con Calderoli: Romano attendeva per oggi la nomina a ministro dell’Agricoltura ma si va verso un rinvio alla prossima settimana.
Nelle stesse ore in Sicilia i leader di Udc, Fli e Api chiudevano le porte al Pd: «Non ci sono le condizioni per un governo politico. Ciò che serve è un rilancio del governo che passi da un patto di legislatura tra le forze che attualmente lo sostengono». Tuttavia Lombardo non ha mollato il Pd, malgrado ancora una volta si sia lasciato aperte tutte le possibilità. Avanti coi tecnici ma in una prospettiva di medio periodo si può cambiare governo e dar spazio ai politici: «Il rapporto col Pd è fondamentale - ha detto Lombardo -. Si può organizzare insieme un governo che prepari le elezioni». Lombardo ha parlato di «cartello che si presenti unito al voto» e ha teso una mano a Lupo e Cracolici, impegnati un uno scontro interno con le aree Mattarella e Genovese: «Capisco quanti ostacoli e avversari abbia trovato il Pd al proprio interno. Avversari che fanno il gioco del vecchio sistema perchè sono legati da patti trasversali col Pdl».

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