Pd, all'Ars scissione vicina

Non c'è l'accordo, si aggrava la spaccatura. L’area che fa capo a Francantonio Genovese potrebbe annunciare la creazione di un gruppo autonomo

PALERMO. Il Pd arriva alla prima verifica senza un’ipotesi di accordo. La spaccatura nel gruppo parlamentare non è stata ricucita nel week end e oggi l’area che fa capo a Francantonio Genovese potrebbe annunciare la creazione di un gruppo autonomo.
Antonello Cracolici riunirà il gruppo all’Ars. Genovese ritiene quello fra Cracolici e Lombardo un rapporto privilegiato e chiede che la sua corrente, Innovazioni, pesi di più nel gruppo ma anche nella giunta, dove si chiede l’ingresso con assessori politici: «Non siamo ancora a livello di una rottura totale ma possiamo arrivarci» è la previsione di Genovese per la giornata.
Ieri il segretario Giuseppe Lupo ha rilanciato per tenere tutti insieme: «Cracolici non è in discussione ma i margini per una sintesi ci sono. Nel Pd c’è un consenso diffuso per la formazione di un governo politico che apra una nuova fase, considerato che il cambio di rotta che abbiamo chiesto a Lombardo stenta ad arrivare». Lupo ha messo sul tavolo i numeri del Pd nella maggioranza: «Valiamo il 50% della coalizione, non imponiamo diktat ma non ne accettiamo». Messaggio al presidente, che fino a oggi ha negato il rimpasto. Lombardo sta a sua volta assecondando Udc e Fli, contrari a un’alleanza politica con la sinistra.
Lo stesso Cracolici ha detto che «un partito come il Pd non può permettersi di fare domande del genere senza sapere quale potrebbe essere la risposta. Il governo politico deve essere un obiettivo da costruire attorno a una maggioranza stabile e duratura». I tempi per il Lombardo quinquies a trazione Pd non sarebbero maturi e il rischio, per Cracolici, è che salti tutto.
In casa Pd gli equilibri sono confusi e subiscono l’influenza di ciò che accade a Roma. L’ipotesi di un rimpasto politico non è escluso nemmeno dall’area Mattarella che - con Miguel Donegani e Giacomo Di Benedetto - ha guidato insieme a Bianco e Crisafulli la mozione per un referendum degli iscritti che bocci l’alleanza con Lombardo. Ma anche in questo caso un ingresso in giunta riequilibrerebbe i rapporti interni e darebbe spazio a un’altra area per ora non rappresentata nel governo.
L’area Genovese, cui fanno capo Nino Papania e Salvatore Cardinale, si iscrive a livello nazionale nella corrente Fioroni la più irrequieta e critica verso Bersani. A Roma l’allontanarsi della prospettiva elettorale rende meno necessario il rapporto con l’Mpa. E da Roma sarebbe stato commissionato un sondaggio da cui è emerso che più della metà degli elettori (il 57%) non gradirebbe il governo Lombardo.
In questo clima oggi Genovese potrebbe iniziare a rompere gli equilibri mettendosi in posizione autonoma: «Dopo le nostre critiche non è successo nulla - ha detto Baldo Gucciardi -. Noi siamo pronti a un nuovo gruppo che resti però all’interno del Pd». Ne farebbero parte anche Rinaldi, Ammatuna, Picciolo, Laccoto e Vitrano. Ma Gucciardi prevede che «potrebbe non riguardare solo l’area Innovazioni». Il riferimento è ai delusi della gestione Cracolici: Giovanni Barbagallo in primis. A fare le spese della spaccatura potrebbe essere la riforma elettorale, cavallo di battaglia di Cracolici e Lupo: «Per noi la priorità è la legge sulla semplificazione amministrativa» ha sintetizzato Gucciardi.
Chi sta a guardare è il centrodestra. Pippo Fallica (Forza del Sud) ha chiesto il ritorno alle urne rilanciando la candidatura di Miccichè: «Abbiamo il via libera di Berlusconi, che lo ha detto anche ad Alfano e Schifani. Speriamo che Gianfranco sia il candidato di tutto il centrodestra».

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