Insultò Forgione, condannato il cognato di Cuffaro

Il giudice ha inflitto 4 mesi (pena sospesa) a Gerlando Chiarelli, per ingiurie e minacce all'ex deputato Francesco Forgione. Tra i due scoppiò un litigio alla fine del 2004 mentre alcuni esponenti di Rifondazione Comunista stavano raccogliendo sotto i portici di via Ruggero Settimo le firme per chiedere le dimissioni dell'allora presidente della Regione

PALERMO. Il cognato dell'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro, Gerlando Chiarelli, è stato condannato a 4 mesi, pena sospesa, dal giudice monocratico di Palermo, Fabio Licata, per ingiurie e minacce all'ex deputato Francesco Forgione di Prc.   E' caduta, però, l'accusa di calunnia. Il giudice ha inflitto due mesi anche a Salvatore Buscemi, un amico di Chiarelli, solo per ingiuria. Tra i due e Forgione scoppiò un litigio alla fine del 2004 mentre alcuni esponenti di Rifondazione Comunista stavano raccogliendo sotto i portici di via Ruggero Settimo le firme per chiedere le dimissioni di Cuffaro.     


Chiarelli era con tre amici per fare shopping per le vie del centro. Quando ha visto il gazebo di Rifondazione Comunista, si é fermato e ha iniziato a inveire contro Forgione, minacciandolo anche di morte. Per il giudice, che ha accolto le tesi dell'avvocato di entrambi gli imputati, Ermanno Zancla, non si è trattato di calunnia. Gli altri due amici di Chiarelli, Calogero Rizzo e Giovanni Cucchiara erano stati assolti in abbreviato.      Per Francesco Forgione, che si era costituito parte civile con l'assistenza dell'avvocato Armando Sorrentino, è stato disposto anche il risarcimento danni di 40mila euro: 25mila a carico di Chiarelli e 15 mila a carico di Buscemi.

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