Disoccupazione, in Sicilia emergenza senza fine

La crisi economica ha amplificato e reso ancora più critici gli squilibri strutturali del mercato del lavoro. Giovani sempre più scoraggiati. Nell’Isola le persone senza un posto superano oggi le 740.000 unità

La crisi economica ha amplificato e reso ancora più critici gli squilibri strutturali del mercato del lavoro in Sicilia. Le persone con un posto di lavoro continuano ad essere in numero troppo basso. I giovani e le donne disoccupati aumentano in maniera esponenziale. I dipendenti pubblici sono troppi e per di più in crescita. Per naturale conseguenza, continuano ad aumentare gli inattivi, i cosiddetti «scoraggiati», coloro cioè che neanche cercano più un lavoro. Questo scenario, che ha caratterizzato la Sicilia degli ultimi due decenni, subisce dal 2008 anche l'aggravante di una  crisi  diffusa e generalizzata. Sicché i siciliani senza lavoro - che lo cerchino o meno per intervenuto scoramento - superano oggi le 740.000 unità. Che prospettive hanno le persone senza lavoro in Sicilia? Esauritasi la stagione dei call center, scartata la possibilità di trovare un'occupazione in agricoltura, nell'industria, nelle costruzioni o nel commercio, tutti in  crisi  profonda, esclusa per molti anni a venire la speranza di occuparsi nella pubblica amministrazione, gli spazi residuali risultano davvero limitati, fatta salva la strada dell'emigrazione verso altre regioni o magari altri Paesi. Ora, è pur vero che le istituzioni non possono «creare» posti di lavoro; tuttavia Stato e Regioni possono attuare quelle che in gergo si chiamano «politiche attive del lavoro»; introdurre cioè strumenti normativi e finanziari per favorire l'incontro tra domanda ed offerta. Basterebbe guardarsi attorno. La regione Campania, che si contende con la Sicilia il titolo di capitale italiana della disoccupazione, ha varato ad esempio un piano molto ambizioso per creare in due anni circa 60.000 posti di lavoro, con un investimento di poco superiore ai 500 milioni di euro. Il progetto, «Campania al lavoro», si muove in sintonia con il piano triennale del ministero del Welfare e con il più recente piano per il Sud. Destinatari sono i giovani, le donne, i disoccupati, gli inoccupati di lungo periodo ed i lavoratori espulsi dal sistema produttivo. E qui é d'obbligo una precisazione; il progetto campano non esclude né privilegia alcuna delle componenti del mercato del lavoro. La questione non è priva di effetti. Incoraggiare soltanto le categorie disagiate può avere una forte valenza sociale; ma se resta l'unico obiettivo delle politiche pubbliche, come spesso accade in Sicilia, si rischia di produrre un danno maggiore, essendo di tutta evidenza che i «normali» disoccupati rappresentano comunque la quota più numerosa del mercato e peraltro ricomprendono al loro interno le componenti più qualificate, almeno sotto il profilo del'istruzione. Il filo conduttore del progetto campano è mettere le imprese al centro delle politiche per il lavoro, spostando risorse finanziarie fin ad ora finite senza esiti nel buco nero della formazione. In questo scenario la Regione Campania si riserva una funzione di indirizzo e controllo ed affida la gestione diretta alle parti sociali ed ai lavoratori. Non a caso il documento campano richiama espressamente l'accordo sottoscritto lo scorso anno tra il ministro Sacconi e le parti sociali e che si sintetizza nel seguente principio: l'impresa è il contesto più idoneo per la formazione e lo sviluppo delle professionalità. Al centro del piano «Campania al lavoro» si colloca intanto l'emissione di centomila vaucher cofinanziati al 50% dalla Regione. I vaucher sono dei «buoni lavoro» acquistabili anche dal tabaccaio e che coprono i costi previdenziali ed assicurativi di un lavoratore occasionale. Si pensi ad esempio ad uno stagionale; l'acquisto del vaucher da parte del datore di lavoro offre una garanzia immediata dell'avvenuto pagamento dei contributi al lavoratore, agevola i controlli da parte delle autorità preposte e riduce sensibilmente il rischio di lavoro irregolare. La Campania finanzierà l'acquisto di centomila buoni al 50%. Tra le altre forme di intervento la Campania ha stanziato 15 milioni di euro per dare alle imprese 350 euro al mese per sei mesi, cui vanno aggiunti altri 1800 euro una tantum, in caso di assunzione a tempo determinato di persone senza lavoro, per almeno due anni. Con 23 milioni di euro sarà poi finanziato l'inserimento di giovani in azienda per il cosiddetto «apprendistato professionalizzante»; in questo caso verranno erogati alle imprese 500 euro per ogni giovane per almeno 120 ore di apprendistato formativo. Molto interessante appare il finanziamento del cosiddetto dottorato in azienda per il tramite delle Università; 8,5 milioni di euro consentiranno a circa 700 laureati campani di svolgere un dottorato in azienda, legato allo sviluppo dell'economia. Otto milioni sono poi destinati ad incentivare l'avvio al lavoro di immigrati, con un bonus per il datore di lavoro di 4.000 euro all'atto dell'avviamento ed altri 4.000 in caso di stabilizzazione. Ben 41 milioni di euro vengono destinati invece ai lavoratori atipici, per ricollocare i dipendenti di aziende in  crisi  e per la loro assunzione a tempo fino alla maturazione del diritto all'indennità di disoccupazione. Con un finanziamento di 14 milioni di euro la Campania intende incentivare, poi, lo svolgimento di tirocini formativi con un bonus di 500 euro mensili nell'ambito della stessa Campania, ma particolare interessante, di 1200 euro in altre regioni italiane e 1600 euro in qualunque Paese europeo. Il piano «Campania al lavoro» stanzia 25 milioni per formare in azienda nuove figure professionali nei settori dell'innovazione tecnologica e della cosiddetta green economy, mentre con un fondo di 17 milioni di euro finanzia piccoli prestiti a micro-imprese che operano nei servizi alle imprese ed alle persone. Ottanta milioni invece saranno utilizzati per la concessione di prestiti fino ad otto anni, con un massimale di 500.000 euro, alle PMI campane. Conclude questa breve rassegna dei principali strumenti di incentivi del lavoro in Campania, l'assegnazione di 10 milioni di euro a dottorandi, laureati, assegnisti o borsisti, che intendessero avviare una attività imprenditoriale per sfruttare i risultati di una ricerca in ambito universitario, di base o applicata, il cosiddetto spin off. Il lavoro si può creare e non soltanto promettere.
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