Racket a Palermo, pene ridotte in appello

Il processo nei confronti di dodici imputati accusati di estorsione, traffico di droga e favoreggiamento. Al capomafia del mandamento di Altarello Pietro Tumminia 14 anni

PALERMO. Ridotte le pene in appello per dodici imputati accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, traffico di droga e favoreggiamento. Il processo, che si è svolto in abbreviato davanti alla sesta sezione della corte d'appello di Palermo, deriva dall'operazione "Michelangelo", un'indagine dei carabinieri sul racket del pizzo nei quartieri palermitani Noce, Malaspina e Cruillas. Il capomafia del mandamento di Altarello, Pietro Tumminia, difeso dagli avvocati Marco Giunta e Nino Caleca, ha avuto 14 anni (18 in primo grado), mentre a Daniele Formisano, assistito dagli avvocati Giovanni Castronovo e Franco Marasà, è stata ridotta la condanna da 14 a 10 anni. Girolamo Monti, boss del quartiere Borgo Vecchio, è passato da 10 a 9 anni. Ridotte anche le pene inflitte dal gup a Marcello Carrozza (da 8 anni a 5 anni e 4 mesi), Paolo Castelluccio (da 8 anni a 4 anni con il cambiamento del capo di imputazione da associazione finalizzata alle estorsioni a intestazione fittizia di beni), Antonio Di Martino (da 16 anni a 14 anni e 5 mesi), Domenico Di Giovanni (da 16 anni a 15 anni e 8 mesi con il meccanismo dellacontinuazione), Giovanni Giordano (da 16 anni a 15 anni e 6 mesi), Gaetano Leto (da 10 a 9 anni), Giuseppe Geraci (da 14 anni a 11 anni e 4 mesi, Enrico Scalavino (da 8 anni a 7 anni e 1 mese) e Emilio Briamo (da 6 a 4 anni).

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