Sanremo, Madonia: "Io alieno tra arroganti e superficiali"

Il cantautore catanese al Festival con Battiato stasera si esibirà con l'altra artista etnea, Carmen Consoli: "Ci sentiamo un clan"

SANREMO. Un “alieno” al Festival inorgoglisce la Sicilia. Musicista eclettico che sa spaziare tra le note di un pentagramma generi diversi: dal pop al black al jazz, il catanese, mette in musica il disagio di una società in crisi di valori, e arriva a Sanremo con la sua canzone, da cui prende il nome il suo ultimo album, “L’alieno”, con duetti d’eccezione: Battiato e, stasera, anche Carmen Consoli. Un vero è proprio “clan di catanesi”.


Come sta vivendo Sanremo2011 Luca Madonia?

Sono felicissimo. Sono dell’idea che quando arrivi a Sanremo con un progetto in cui credi, con una canzone composta per il disco, non apposta per Sanremo, e in più supportato da un corista, come si è autodefinito Franco Battiato, mi sembra il massimo.


Come nasce la collaborazione con lui?
Conosco Franco da 20 anni. Siamo veramente molto amici. E’ una persona fantastica. Devo dire che quando gli ho chiesto di partecipare ero un po’ spaventato. Coinvolgere un personaggio come Battiato in una manifestazione nazional popolare è una responsabilità. Ma lui è un personaggio talmente grande, talmente trasversale che va oltre gli eventi. Ha accettato come gesto di grandissima amicizia, come d’altronde ha fatto anche Carmen Consoli, che canterà stasera con me. Per cui  duetti nati all’insegna dell’amicizia. Sono felice e credo che questa cosa si evinca.



Una solidarietà tra catanesi?
Fra amici. E il fatto che siamo tutti di Catania, è molto carino. Infatti stiamo molto giocando sul fatto del “clan dei catanesi”.



E invece, l’amicizia con la “cantantessa”?
Ci conosciamo da tempo. Ci vediamo un po’ meno, perché lei è sempre in giro per lavoro. Nel mio disco c’è una canzone con lei, “Il vento dell’età”, dove canta in tonalità maschile. È una persona speciale. Carmen quando canta con la voce bassa è meravigliosa. Ancora più magica.



Dagli anni ’80, dall’esordio con i Denovo, in sordina prima per poi arrivare al successo, di strada ne hai fatto. Hai continuato da solo, spaziando dal pop più leggero al black, al jazz. Come sei cambiato?
Ho portato avanti il mio mondo musicale. Negli anni ’80 ho passato questa bellissima esperienza con i Denovo. Esperienza che ci ha permesso di entrare a far parte del mondo della musica. Per cui di realizzare il sogno di tutti i ragazzi che iniziano nelle cantine e poi per strane alchimie esplode tutto. Poi era giusto comunque continuare da solo. Io e Mario Venuti eravamo i due autori e cantanti del gruppo, e volevamo continuare per la nostra strada autonomamente:  esigenze diverse, la voglia di incontrare musicisti diversi. Da qui è partita la mia carriera da solista, come Luca Madonia: perché la cosa più importante per l’artista è mantenere uno stile proprio,  avere un’impronta propria, essere riconoscibile. Devo dire che la cosa che mi diverte molto è constatare che la vita è imprevedibile perché, riagguantare un treno in un progetto che mi rappresenta molto e in cui credo, e stare a Sanremo con esso, è riprendere un treno in prima classe. E poi, avere  Battiato al piano che canta una strofa è un qualcosa di meraviglioso. Carmen è stata splendida anche lei. Insomma meglio di così non mi poteva andare. Sono molto contento.



Effettivamente è una cosa rara. Non sempre i “revival” hanno successo. L’eccezione che conferma la regola?
Secondo me mancano gli spazi promozionali. Quello che fai a Sanremo non lo fai nemmeno in due anni di lavoro. Quando tu sei fiero, contento delle cose che fai tutto è più semplice.  Questo disco mi rappresenta: quattro inediti,  due cover, quindi mi misuro con altre scritture, il duetto con la Consoli e la partecipazione di Battiato. Credo che sia un disco onesto che si pone in un momento giusto della mia vita. Presentarlo a Sanremo a milioni e milioni di persone  è una cosa esaltante, gratificante. Sempre in stile borderline, però. Sono sempre un alieno.



Appunto, ma allora chi è l’alieno?
Alieno sono io. Questo sentirsi in un “non luogo” nella società di oggi. Mi mette a disagio: la gente, l’individualismo esasperato, la superficialità, l’arroganza. Viviamo in giorni di crollo etico ed estetico indubbio. In tutto questo io mi sento un alieno, un  marziano: non mi riconosco. E  trasporto questa cosa  volutamente anche nella sfera personale. Per questo dico che si è spesso soli nella vita e bisogna sapersela cavare da soli. Questo il tema della canzone.



E quindi, il tuo pianeta Marte che dimensione è?
Il mio pianeta Marte è il mondo che mi sono costruito dove metto in mezzo gli affetti, la mia famiglia, i miei figli. Ho sempre cercato di staccarmi dall’immagine ”cantante”, ma di sdrammatizzare e di analizzarmi dall’esterno. Mi fanno molto ridere i cantanti che si prendono sul serio.  Diventano penosi e tristi.



Prendersi sul serio in che senso?
Quelli che vendono due dischi e si sentono dei “padri eterni”, quelli che iniziano a  mettersi  in cattedra a sparare sentenze. Noi facciamo un mestiere bellissimo. Io già mi sento gratificato per il fatto che da trent’anni faccio una cosa che mi piace. In un momento in cui c’è crisi, non c’è lavoro io mi ritengo un privilegiato. Quasi  30 anni di professione nella musica è una cosa bellissima. Il grafico del musicista, poi, è pieno di alti e bassi. Deve sapere sdrammatizzare e prendere il distacco. Ho visto colleghi che appena vendono due dischi in meno vanno in depressione. Ma ciò non è possibile.



Com’è cambiata la musica dagli anni ’80 ad oggi?
Sono cambiate le tecniche di incisione, la promozione, gli spazi. C’è la crisi del disco. Quindi Deve rimanere sempre la voglia di creare e di fare. E In ogni epoca ci sono cose di grande valore e di grande schifezza. alla fine è sempre così.  Per quanto che mi riguarda, la pelle d’oca scompare un po’ con gli anni. Sì, Mi capita spesso di sentire un brano interessante, ma poi magari tutto  il disco non regge. Credo onestamente cha la pelle d’oca sia una questione di formazione. Io, ad esempio, l’ho provato con i Beatles che chiaramente non appartengono alla mia generazione:  ero un bambino di 7-8 anni, ma ho dichiarato sempre grande amore per loro. Per cui quando tuttora sento le loro canzoni, mi dico: quanto erano grandi! Lì va a parare il mio cuore.



Dopo Sanremo2011, vivrai sempre ai “margini di una vita vera”?
Me lo auguro, dopo quello che ti ho detto, sarebbe allucinante. Magari mi vedrai montarmi la testa! Ti immagini! No, assolutamente. Tornerò a fare il musicista normale. Questa è una settimana di follia totale in cui per un attimo si crede che tutta la musica ruoti attorno alla kermesse. Invece c’è la vita vera. Ci sarà la promozione, ci sarà la tournee. Una cosa che faccio da 30 anni, una cosa che mi diverte, che mi gratifica. Che mi riempie. D’altronde, facciamo questo mestiere per appagare la nostra vanità. Fa piacere un po’ di egocentrismo. No?



Madonia, Battiato e Consoli: “L’Alieno” tra differenze e analogia?
Storie varie, generazioni diverse che si incontrano all’insegna dell’amicizia.  Battiato è contentissimo che ci sia Carmen, Carmen estasiata da Battiato. Il legame è sempre l’amicizia. Ne ”L’alieno” abbiamo ruoli diversi. Dobbiamo ancora definire le parti. Stiamo valutando un po’ di cose. Manteniamo la sorpresa. Ci sarà un lavoro di gruppo.



Qualcuno allude al plagio di un Battiato che copia se stesso…
Questo mi ha divertito. Da lì ho capito che sono in pieno clima sanremese. Goethe ha scritto le ”Affinità Elettive”, non a caso. Mi diverto. Finchè ci sono plagi, amicizie, similitudini, che ben vengano. Facciamo scrivere ciò che vogliono. A me non interessano le votazioni, il punteggio. Alcuni scrivono numeri per “gossip”. Ma sinceramente non mi interessa. Voglio uscire dignitoso e da alieno.

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