Vertice Lombardo-alleati, l'ira del Pd: "Non siamo stati invitati"

Il capogruppo Antonello Cracolici: "Non era un incontro con la maggioranza, perchè senza di noi non esiste una maggioranza all'Ars". Tensione con i Finiani e con l'Udc

PALERMO. Un vertice andato in scena a ora di pranzo fra Lombardo e gli alleati del Nuovo polo non ha impedito il quarantanovesimo giorno consecutivo di inattività dell’Ars. E ha anche insospettito il Pd, non invitato all’incontro e ancora avvitato sulla richiesta di ingresso in giunta con esponenti politici. Richiesta che ha creato imbarazzo in Udc e Fli, che di stringere il patto politico con la sinistra non hanno alcuna voglia.
Il Parlamento ha discusso ieri solo di interrogazioni poi i lavori sono stati rinviati a martedì prossimo. Nell’attesa governo e maggioranza proveranno a imporre il loro calendario in una conferenza dei capigruppo che il presidente dell’Ars, Francesco Cascio, ha convocato proprio per martedì.



Lombardo ha chiamato a Palazzo d’Orleans Fli, Udc e Api. Ne è venuto fuori - spiega l’autonomista Francesco Musotto - un elenco di priorità che va dalla riforma elettorale a quella del commercio e in ultimo prevede anche la semplificazione amministrativa. Sarebbero tre leggi in meno di un mese e mezzo visto che poi l’Ars deve essere impegnata sulla Finanziaria. Mentre dal 29 dicembre non vota su nulla.  Il capogruppo del Pd, Antonello Cracolici, ha provato a guardare il bicchiere mezzo pieno: «Se hanno deciso di portare avanti riforma elettorale e legge del commercio, per il Pd va bene». Ma non ha potuto, Cracolici, non rilevare la mancata convocazione: «Certo, quello non era un vertice di maggioranza. Non poteva esserlo perchè all’Ars non può esserci maggioranza senza il Pd. Neppure una maggioranza relativa». Ma la mossa del Nuovo polo è proprio quella di marcare una non organicità col Pd e ancorare il patto ai soli numeri: «Non è Api che fa problemi - ha ammesso Mario Bonomo - ma chiaramente i finiani e l’Udc non potranno mai stare in una giunta politica con il Pd». Da qui nasce anche la sensazione fra i big del Nuovo polo che la richiesta di Giuseppe Lupo, segretario Pd («rimpasto con assessori politici»), nasca proprio dalla volontà di tirare l’Mpa verso il centrosinistra costringendo a superare gli indugi di finiani e Udc. Proposta su cui Beppe Lumia ha ammesso «di non avere ancora una posizione definita». Lombardo ieri con gli alleati ha glissato sul rimpasto ma ha fatto sapere in seguito che resta contrario.



Nel frattempo l’Ars ha anche rispedito in commissione il disegno di legge sulla riduzione dei deputati da 90 a 70. Mediazione fra la proposta di Cascio di portarlo in aula malgrado la prima bocciatura e il pressing di tutti i partiti, tranne il Pd, per farlo uscire dall’agenda. Il ritorno in commissione Affari istituzionali costringerà comunque a uno slittamento probabilmente a dopo la Finanziaria. Giovanni Barbagallo, deputato del Pd che ha proposto la legge, ha provato a convincere i colleghi: «L’Ars non può sottrarsi alla necessità di dar vita a una politica di rigore e sana amministrazione. Si risparmierebbero sette milioni all’anno». Ma per Nicola D’Agostino (Mpa) «questa legge non incide significativamente sugli sprechi enormi della Regione. Se vogliamo diminuire il numero dei deputati, eliminiamo l'infame ed ipocrita listino piuttosto che mortificare la rappresentanza del territorio».



Nell’attesa di trovare un accordo, l’Ars resterà chiusa fino a martedì pomeriggio. E per il capogruppo del Pid, Rudy Maira, «il governo dei tecnici sarà ricordato come l'esecutivo che ha determinato una grave paralisi sociale ed amministrativa». Ma Cracolici ha sottolineato la decisione di aver rinviato i lavori a martedì e non a oggi. da qui l’attacco a Cascio, reo a suo dire di spalleggiare l’ostruzionismo del centrodestra: «Prendiamo atto che ancora una volta l’aula non si riunisce di giovedì. La presidenza sta impedendo all’Ars di lavorare, e sta impedendo di esaminare la legge elettorale. Ed è paradossale che le critiche alla paralisi del parlamento provengano da chi, di fatto, le determina».

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