Palermo, commerciante riconosce il suo estortore

Al processo-stralcio dell'indagine Cerbero, il titolare di un negozio di ferramenta: "Sì, è quel signore seduto lì"

PALERMO. Nessuna incertezza o timore nell’identificare il suo estorsore.  Con un semplice “Sì, è quel signore seduto lì”, il titolare di un negozio di ferramenta ha indicato l’uomo che gli aveva chiesto di “mettersi a posto”. Si tratta di Antonio Gritto, rimasto impassibile dentro la gabbia della quarta sezione del Tribunale, nel corso del processo-stralcio dell’indagine Cerbero.La vicenda risale a tre anni fa e grazie alle denunce delle vittime, due fratelli titolari di un negozio nel centro storico di Palermo, erano finiti in cella Gritto, Emanuele Maniscalco e Giuseppe Cosenza, giudicati a parte. Gritto sarebbe stato il primo a presentarsi nel negozio. «Venne a dirmi che dovevo mettermi a posto senza dirmi quanto volevano e a chi dovessi pagare – ha detto il commerciante – io non accettai e andai a denunciarlo». I video ripresi dalle telecamere di sicurezza di alcune gioiellerie vicine furono sequestrati dalla polizia e Gritto venne individuato già durante le indagini.
Insieme agli avvocati di Addiopizzo, Salvatore Forello e Valerio D’Antoni, in aula come parti civili, i due testimoni sono stati ascoltati su uno degli episodi. Gritto è imputato insieme a Antonino Lo Nigro, Giuseppe Casera e Giuseppe Bonura. In loro difesa, gli avvocati Giuseppe Marchì, Raffaele Bonsignore, Armando Zampardi e Corrado Sinatra.

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