Dirigenti generali esterni, Pdl pronto alle barricate

Castiglione annuncia un nuovo esposto alla Corte dei conti. Già un anno fa, quando la giunta ne nominò 9, i berlusconiani sollecitarono un intervento del governo nazionale che provocò un ricorso alla Corte costituzionale

PALERMO. Il Pdl si prepara a un’altra battaglia sui dirigenti generali esterni. Già un anno fa, quando la giunta ne nominò 9, i berlusconiani avevano fatto un esposto alla Corte dei conti. E poi sollecitarono un intervento del governo nazionale che provocò un ricorso alla Corte costituzionale di Fitto e Brunetta.



Ora il coordinatore Giuseppe Castiglione annuncia un nuovo esposto alla Corte dei conti: «Dal conclave della Regione è venuto fuori un cardinale piemontese. È come se la legge Brunetta non fosse mai stata approvata. Invece di valutare i curricula interni all’amministrazione, Lombardo si rivolge all’esterno». Castiglione ricorda che «proprio qualche giorno fa Lombardo e Russo si dicevano contrari a dirigenti esterni nelle Asp».
La legge Brunetta fissa un tetto del 10% ai manager esterni. La Sicilia applica un proprio limite: 30%. Oggi sono 5 gli esterni alla Regione ma potrebbero crescere nei prossimi giorni. La posizione del Pdl è condivisa dal Pid. Per Toto Cordaro «sono state mortificate le professionalità interne». E per Marianna Caronia «la strada della colonizzazione degli alti dirigenti non sembra sposarsi con il proclamato autonomismo di Lombardo». La Caronia ricorda a questo proposito «la fallimentare esperienza di Bob Leonardi (ex dirigente della Programmazione dei fondi Ue, ndr)». Dubbi anche nell’area governativa. Per il finiano Dino Fiorenza «tale Ludovico Albert è stato nominato. Scelta che non comprendo».
Ma l’Mpa, con Nicola D’Agostino, difende la linea di Lombardo: «Castiglione e Cordaro vogliono un ritorno al passato anche nella formazione. Si rassegnino, la musica è cambiata. Come successo nella sanità, anche la formazione sarà oggetto di una profonda azione risanatrice. Lombardo taglierà gli sprechi e cancellerà quel modello che Castiglione e Cordaro hanno contribuito a creare».



Intanto il Pdl sta lavorando all’offensiva verso Lombardo. Dopo aver visto Miccichè giovedì, ieri Berlusconi ha incontrato Alfano. E c’era anche il presidente dell’Ars, Francesco Cascio, che si trovava nella Capitale per la riunione dei presidenti dei consigli regionali. Cascio ha rassicurato Berlusconi «sulla tenuta del partito in Sicilia. I finiani sono rimasti in sei e in Forza del Sud ci sono solo quattro ex Pdl». Il presidente dell’Ars ha anticipato che il partito nell’Isola avrà una ulteriore fase di organizzazione: «A Palermo, per esempio, 5 coordinatori non possono non costituire una gestione provvisoria».
Il presidente dell’Ars è considerato il probabile candidato dell’area Alfano per il dopo Lombardo. E ha voluto commentare l’annuncio di Miccichè, già sceso in campo per la Regione: «Si vota fra due anni, dunque mi sembrano discorsi prematuri. In ogni caso il partito non è con Miccichè. E lui rischia di essere scattato troppo presto per questa corsa, potrebbe arrivare sfinito». Cascio ha anche detto che a suo avviso «l’Ars dovrebbe esaminare la legge sul commercio quella semplificazione e poi passare alla Finanziaria». Non ci sarebbe spazio per la riforma elettorale. Infine, una proposta a Lombardo: «A marzo bisognerà ragionare su questioni essenziali. Penso a una sorta di governo di tutti per realizzare gli interventi che servono alla Sicilia».

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