L’appello dei familiari Andrea: chi sa parli

Parla un cugino del diciassettenne morto sabato dopo una lunga agonia per un incidente sulla circonvallazione di Palermo. "Ci rivolgiamo al buon cuore della gente, se qualcuno ha visto com’è andata ce lo dica"

PALERMO. Si è abbandonata alle braccia del marito, senza forza né parole. Ha osservato centinaia di persone baciare o soltanto sfiorare la bara bianca di suo figlio. La madre di Andrea Scalici è il simbolo dell'ennesima tragedia che si è consumata sull'asfalto di viale Regione siciliana, quella che sabato ha visto morire il diciassettenne palermitano dopo una lunga agonia. «Che senso ha la mia vita adesso che il mio angelo non c'è più?» ha bisbigliato ieri mattina ai parenti più cari, mentre padre Tommaso Maria Gaudio celebrava i funerali nella chiesa di San Tommaso d'Aquino.
L'hanno dovuta persino soccorrere dandole acqua e zucchero, perché il suo corpo sfiancato non è più riuscito a reggere al dolore. Andrea Scalici era entrato in coma lo scorso 26 gennaio, subito dopo essersi schiantato con la moto contro lo spartitraffico di viale Regione siciliana, all'altezza di via Uditore, in direzione Catania.
E dai parenti del ragazzo adesso arriva un appello: «Ci rivolgiamo al buon cuore della gente - ha detto il cugino di Andrea, Francesco, in nome della famiglia -. Se qualcuno ha visto qualcosa che parli, con noi o con le forze dell'ordine. Perché così è già difficile se non impossibile superare questo dolore, ma non sapere come abbiamo perso il nostro Andrea è ancora peggio». A ricordare Andrea, tifosissimo della Juventus al punto che un cartellone bianco e nero è stato lasciato ai piedi della bara, ci hanno pensato i compagni dell'Istituto Pio La Torre, dove studiava ragioneria, quelli del quartiere e i cugini.

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