Nuovo scontro Fini-Berlusconi: tensione alle stelle

Durissimo battibecco a distanza tra i due ex alleati. Il premier attacca dicendo "è' un traditore destinato a sparire", il presidente della Camera risponde con "e' un analfabeta politico"

ROMA. Si riaccende lo scontro frontale fra Silvio Berlusconi e il Terzo Polo, con il premier che concentra i suoi strali sul presidente della Camera, definendolo un "traditore" destinato all'oblio elettorale, e Gianfranco Fini che gli replica a muso duro, accusandolo di essere un 'analfabeta' politico e chiudendo a qualsiasi possibilità di confronto con l'ex alleato sulle riforme. Toni e parole che - ove ve ne fosse bisogno - confermano come il Cavaliere conti ormai sull'autosufficienza numerica, come dimostra la sua contrarietà ad alleanze locali con Fli e Udc.    


Ad accendere la miccia è il premier che continua ad oscillare fra gli attacchi e gli appelli al dialogo: in un audio-messaggio (registrato sabato sera) ai Promotori della Libertà sceglie la prima strada e attacca a testa bassa il presidente della Camera. Lo accusa di aver "inculcato il germe della divisione" nel Pdl, ma soprattutto di aver "tradito" gli elettori alleandosi con la sinistra. Ma così facendo, pronostica, è destinato a sparire come dimostrano gli"espertì che lo danno "appena all'1,6%".   Il premier, dopo aver denunciato "l'illegittima intromissione" di alcuni pm nella sua vita privata e la morbosa curiosità di certa stampa, parla di riforme. Assicura che il federalismo, "essenziale" per "rendere l'Italia più moderna" senza far venire meno la "solidarietà nazionale", sarà approvato in Parlamento e "nel pieno rispetto delle procedure previste dalla stessa legge di riforma". Un passaggio significativo, però, visto che nella trascrizione on-line diffusa sul sito del movimento di Michela Vittoria Brambilla la frase termina con un inciso fra parentesi: "E delle indicazioni del Capo dello Stato". Frase non pronuncia dal premier. E' vero che ci sono altre difformità, ma quella sul Quirinale è certamente più vistosa viste le tensioni sulle modalità di adozione del decreto sul federalismo comunale.    Berlusconi conferma anche di non avere alcuna intenzione di dimettersi come richiesto dalle opposizioni ed anzi considera un "dovere" la continuità di governo, anche perché "non c'é alteernativa a questo esecutivo" e le urne sarebbero un "danno". Insomma, aggiunge, "non ci faremo intimidire", da una sinistra così "debole e sgretolata".   


La risposta del leader di Fli non si fa attendere, ed è durissima. Prima chiude al confronto: la visione "muscolare" di Berlusconi rende impossibile "riforme condivise e obiettivi comuni". Poi ironizza sul fatto che i consensi di Fli sono allo 0,01%. Infine, affonda anche lui il colpo: Berlusconi ha bisogno di un "nemico" contro cui "scagliare i suoi anatemi", ma chi non capisce che c'é necessità di dialogo anche nel sistema bipolare è un "analfabeta della politica". Il problema, attacca, "é l'assenza di una identità politica" del Pdl, per non parlare del fatto che il premier considera il Parlamento che non ratifica un "impiccio". Il presidente della Camera conclude vantandosi di aver bloccato la riforma delle intercettazioni e del processo breve: "E' un merito", dice. Ma Sandro Bondi replica: mai visto un presidente della Camera che boccia dialogo e riforme.    Casini, forse perché non finito direttamente nel mirino del Cavaliere, usa toni meno tranchant ma altrettanto chiari: "Se continua così, rimarrà da solo su un'isola deserta", pronostica il leader dell'Udc. "Continua a proporre le emergenze che esistono ma solo per lui". Poi però dice: "E' una logica barbara imporre un 'no' alle alleanze, un riflesso brezneviano pensare che tutti si allineino". Lui per primo, però, invita a non cadere nella trappola della contestazione: "Attenti, nelle contrapposizioni lui ci sguazza". Appello subito accolto Adolfo Urso (Fli) che invita il Pdl ad evitare plebisciti continui e a tenere aperto il canale del dialogo.    Il clima politico resta dunque molto teso, nonostante gli inviti del Colle ad abbassare i toni. Atmosfera arroventata dagli scontri fra alcuni manifestanti del 'popolo viola' e la polizia davanti ad Arcore. Berlusconi preferisce non commentare, ma trapela la sua delusione e soprattutto l'indignazione verso chi, a suo giudizio, ha contribuito ad esacerbare il clima gettando fango sul presidente del Consiglio.

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