Sicilia, Editoriali

Un nuovo rifiuto della Cgil

La Cgil si schiera con i fannulloni della Pubblica amministrazione. Il più grande sindacato italiano si è rifiutato di firmare l'accordo sulla produttività degli impiegati statali. Ha scelto, ancora una volta, la strada dell'isolamento. Come già accaduto alla Fiat la delegazione si è alzata sdegnosamente dal tavolo lasciando che sotto il protocollo figurassero esclusivamente le sigle di Cisl e Uil. Uno strappo ad alto tasso di veleno politico: «Cisl e Uil mostrano la volontà di sostenere un governo nelle code velenose della sua esistenza».
Secondo la Cgil la proposta presentata da Brunetta era assolutamente inadeguata rispetto ai problemi della categoria. La confederazione rossa chiedeva che si parlasse di tutto. A cominciare, per esempio, dai precari. Per effetto della Finanziaria almeno la metà dei contratti a tempo determinato rischia di non essere rinnovato. Un aspetto certamente importante nell'articolazione del pubblico impiego. Ma probabilmente non centrale perchè poteva anche essere affrontato in una sessione dedicata. Senza contare che, probabilmente, la riduzione del personale avventizio favorirà la produttività di chi resta.
Un tipico caso di quel «benaltrismo» che ormai costituisce la malattia più evidente di una certa sinistra italiana. Non sapendo trovare una soluzione adeguata preferisce parlare d'altro. In questo caso la Cgil, per non farsi accusare di essere diventata lo sponsor degli scansafatiche, ha deviato il discorso. Ha concentrato i motivi del dissenso sulla stabilizzazione dei contratti a tempo determinato e ha messo sul tavolo il problema degli scatti di anzianità. Ad agevolare il diversivo contribuisce il blocco fino al 2013 della contrattazione nel pubblico impiego.
Alla fine è andato in scena lo stesso copione della Fiat. Cisl e Uil da una parte e Cgil dall'altra. Anche il finale di partita non si discosta dal passato. Lunedì la Camusso riunirà gli organi direttivi per approvare lo sciopero generale. Difficile non vedere dietro questo irrigidimento i muscoli che si scaldano in vista di possibili elezioni.
Il punto centrale della rottura di ieri riguarda i premi. La riforma presentata da Brunetta stabilisce un principio molto preciso: gli incentivi vanno dati solo ai più meritevoli. Gli altri restano a bocca asciutta. Che senso avrebbe muoversi altrimenti? I premi sono tali se funzionano come riconoscimento del merito. Altrimenti sono una parte integrante dello stipendio. Più o meno quello che è accaduto finora. La gratifica non si nega a nessuno. Ai fannulloni così come ai primi della classe. A quelli che lavorano e anche a quanti si limitano a scaldare la sedia.
L'accordo di ieri punta proprio a scardinare questi vizi. Non ha però ottenuto il via libera della Cgil. Non diversamente da quanto accaduto a Pomigliano mettendo a rischio un investimento da venti miliardi. Oppure a Mirafiori mettendo a repentaglio la sopravvivenza dello stabilimento. In omaggio al principio, però, che quello che conta è il pulpito. Non la predica.

FONDI@GDS.IT

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