In Sicilia gli sprechi non finiscono mai

Ancora due battaglie perse nella lotta agli sprechi della Regione. Ieri la Corte dei Conti ha puntato nuovamente il dito contro la gestione del 118 sostenendo che non è cambiato nulla rispetto a prima. Il passaggio da Cuffaro a Lombardo non ha prodotto miglioramenti significativi. Contemporaneamente la commissione affari istituzionali dell'Ars ha bocciato la proposta di ridurre da novanta a settanta il numero dei suoi componenti. Una conferma, casomai ve ne fosse bisogno, che in Sicilia qualunque richiamo alle regole della buona amministrazione è inevitabilmente destinato a cadere nel vuoto.
Il 14 aprile la Corte dei Conti dovrà pronunciarsi sulla richiesta di risarcimento a carico della giunta guidata da Cuffaro. Purtroppo la situazione non sembra affatto migliorata. Il costo del personale continua ad essere troppo elevato e la gestione delle ambulanze sfugge a ogni controllo. Nemmeno fossero delle Rolls Royce destinate a una clientela reale. Soprattutto i giudici contabili mettono in luce la totale assenza di vigilanza. La struttura continua a marciare per i fatti suoi in un clima di totale autoreferenzialità. Insomma non è cambiato molto dal 2005 quando furono, di colpo, arruolate 1.200 persone, soprattutto autisti e barellieri. Di colpo, aumentarono le ambulanze: da 158 a 256. Per quell'operazione la Procura della Corte dei conti quantifica un danno all'erario di 37 milioni di euro, chiamando in causa l'allora presidente Totò Cuffaro, la sua giunta e i deputati regionali che facevano parte della commissione Sanità dell'Assemblea siciliana, che avallò le assunzioni.
Sono passati sei anni ma, sostanzialmente non è cambiato nulla. Il 118 resta un serbatoio di voti insostituibile cui attingere nei momenti del bisogno. Come per esempio i nostri giorni visto che, da un momento all'altro, potrebbe essere necessario ricorrere alle urne.
Una situazione insostenibile che i novanta membri dell'Assemblea non fanno nulla per cambiare. Ieri il disegno di legge per ridurre da novanta a 70 il numero dei deputati è stato bocciato con il voto contrario degli esponenti del Pdl. Il presidente Cascio vuole portare il provvedimento in aula. Gesto certamente di rottura. Anche dotato di una forte simbologia. Non si capisce, però, con quali voti queste buone intenzioni potranno camminare. Resta così lo scandalo di un'Assemblea pletorica e poco efficiente. Con un consigliere ogni 55 mila abitante mentre la Lombardia ne ha uno ogni 118 mila. Tagliare la rappresentanza sarebbe stato un gesto di grande valore. Tanto più che il tasso di democrazia di una comunità non si misura certo dal numero dei parlamentari. Basterà ricordare che il Senato americano è formato da cento componenti. L'Assemblea regionale siciliana da novanta. La Lombardia, con il doppio della popolazione ne ha solo ottanta.
La conclusione è scoraggiante. La Sicilia resta sorda ad ogni richiamo. Austerità è un suono senza contenuto. In queste condizioni nessuno deve meravigliarsi per l'accanimento con cui la Lega porta avanti il progetto del federalismo. Ogni comunità dovrà pagarsi la propria rappresentanza. E soprattutto finanziare le sue inefficienze.

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