Viva il calcio dei piedi buoni

Lo spezzatino (pallonaro) non mi piace: eppure aver potuto godere della visione di Udinese-Inter senza essere...disturbato da altre partite è merito del più avvincente mezzogiorno di calcio di sempre. L’isolata, felicissima conferma che questo campionato potrà avere un esito insolito, straordinario se non storico, l'ha data l'Udinese che, priva di complessi, ha strapazzato l'Inter dopo averla subita e lasciandola annichilita ma non mortificata: perché il clamoroso 3 a 1 è nato da un confronto tecnico importante vinto da una squadra che oggi esibisce il miglior calcio possibile, tanto che Guidolin e i tifosi si augurano che il patron Pozzo non risponda alle lucrose sollecitazioni del mercato privandosi di qualche pezzo pregiato con il rischio - come si dice - di rompere il giocattolo. Come Sanchez - appetito dal goloso Moratti - spettacoloso incursore che nessuno dell'Inter - neppure il roccioso eppur dinamico Lucio - è riuscito a contenere mentre esibiva numeri calcistici d'alta scuola sudamericana secondo tradizione, ovvero non condizionati dalla micragnosa scuola nostrana. Tutti i fenomeni che abbiamo visto all'opera ieri - gente come Zapata, Armero, Asamoah, Isla, Inler - meriterebbero di essere trattenuti a «Casa Udinese», magari con lo stesso Domizzi che s'è concesso il lusso di un bel gol, seguendo l'esempio del più talentuoso dei Pozzo Boys che ha rifiutato le profferte amorose e lucrose della Juve: dico del superbomber Di Natale che ormai ci ha fatto spendere tutti gli aggettivi e va avanti da solo verso personalissimi record senza far caso all'avversario che gli tocca, illustre o meschino che sia.
Inter senza vergogna - dicevo - perché è stata sconfitta da un calcio eccellente che se prendesse piede costringerebbe le grandi a una svolta tattica storica, a un ritorno all'antica, quando si andava in giro per il mondo a cercare piedi magici e non bufale e scarponi: in archivio le formule cosiddette moderne come il catenaccio offensivo di Mourinho, ereditato da Leonardo attraverso uomini ormai perfettamente istruiti che solo Benitez, per orgoglio e buonafede, voleva adattare ai suoi schemi; e in archivio anche il lussuoso contropiede di Allegri, spesso poco rispettoso della qualità di uomini come Ibrahimovic, Seedorf, Robinho, Cassano e Pato coi quali si potrebbe far festa continua: il Milan è sempre leader perché ha approfittato dei colpevoli ritardi della Roma (la più ricca di campioni, dico da sempre), della Juve (forse ormai perduta negli amletici dubbi del calciomercato), del Napoli (la squadra più compatta) e appunto dell'Udinese, ma da qui a poco - ad esempio quando riprenderà la dispendiosa Champions - potrebbe essere costretto a cedere terreno alle Forze Nuove. Sarà pieno di rimpianti, poi, il Palermo, la cui sostanziale mancanza di ambizioni gli impedisce di recitare un ruolo di primo piano secondo qualità degli uomini forniti da Zamparini che ha tuttavia commesso un errore esiziale cedendo al «nemico» Cavani, uno dei pochi uomini-scudetto in circolazione. Ammiro, in questo contesto riservato ai piani alti della classifica, l'espressione tecnica e agonistica del Bologna e dell'ormai mitico Di Vaio, uno che sotto le Due Torri ha imparato a vivere, a giocare, a vincere secondo i celebrati modelli di Baggio e Signori, Classe & Lavoro: non sono disturbati, i rossoblù di Malesani, dalle beghe societarie che fanno pensare a dilettanti allo sbaraglio; penso che farebbero bene, Di Vaio e compagni, a considerare come loro padroni e custodi Gianni Morandi, Lucio Dalla, Luca Carboni e Andrea Mingardi. Cantate che vi passa...

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