Ars, al palo la riforma elettorale

Scontro all'Assemblea regionale. Il centrodestra non si presenta e chiede un rinvio

PALERMO. La riforma elettorale fa un passetto avanti anche se resta lontana dal traguardo. Nuovo polo e Pd mostrano i muscoli e procedono malgrado l’ostruzionismo di Pdl, Pid e Forza del Sud. Lo scontro è ai livelli massimi. E il Parlamento è alla paralisi, senza leggi pronte per il voto dell’aula.
Ieri era previsto il voto in commissione Affari istituzionali. Ma il centrodestra non si è presentato chiedendo un rinvio e appellandosi al tradizionale principio secondo cui riforme così importanti non si fanno a colpi di maggioranza. Ma il presidente della commissione, l’autonomista Riccardo Minardo, in accordo col Pd è andato avanti almeno nella stesura del testo finale. L’accordo maturato prevede la scheda unica ma con l’obbligo di esprimere la preferenza sia per il sindaco che per il consigliere: altrimenti il voto per il secondo non si estende in automatico al primo, come invece avviene adesso. Prevista l’abolizione del divieto di cumulo fra carica di assessore comunale o provinciale e consigliere: la metà dei membri della giunta può essere scelta dunque nel consiglio e deve essere garantita la presenza di donne. Bocciata la proposta delle preferenza multipla, invocata dal Pd e ostegiata dall’Udc: si resta alla preferenza singola. Bocciata anche la proposta di estendere ai Comuni fino a 15 mila abitanti il sistema di voto maggioritario. Sì invece al referendum popolare sul sindaco o presidente della Provincia se verrà proposto non prima di due anni e mezzo da almeno un terzo dei votanti alle precedenti elezioni. Sì anche alla sfiducia se votata dai due terzi dei consiglieri.
Ma secondo Pdl, Pid e FdS «in questo momento è prioritaria la Finanziaria rispetto a qualunque altra legge». Innocenzo Leontini, capogruppo dei berlusconiani, sottolinea che «il voler andare avanti a tutti i costi con questa riforma dimostra come il vero intento sia quello di blindare l’asse fra Pd e Nuovo polo. Si stanno costruendo il voto per le Amministrative di primavera». Per Rudy Maira (Pid) «Cracolici e Lombardo vorrebbero piegare le regole elettorali all’ingorda voglia di autorizzare la figura di sindaci “monstre” che governino come podestà». L’opposizione ha scritto una lettera al presidente dell’Ars, Francesco Cascio, chiedendo di bloccare l’iter di riforme che in sessione finanziaria non potrebbero trovare spazio. Leontini annuncia anche la presentazione di oltre 5 mila emendamenti entro martedì sera per far impantanare il testo. Ma Minardo ha in cantiere l’escamotage: far partire l’esame in commissione da un vecchio testo del Pd a cui allegare come emendamenti le norme su cui c’è l’accordo. 
Intanto il Pd sposa la linea dura di Mpa, Fli, Api e Udc. Per Cracolici «possiamo andare avanti anche da soli, non possiamo invece farci dettare l’agenda dal centrodestra». Tuttavia l’ostruzionismo, dopo aver bloccato la riforma del commercio, ha rallentato quella elettorale. E l’Ars la prossima settimana non avrà leggi da esaminare. Per questo motivo il segretario del Pd, Giuseppe Lupo, ritiene «necessario impedire la paralisi voluta dai berluscones malgrado le aperture al dialogo annunciate dal coordinatore del Pdl Giuseppe Castiglione». E per la prima volta, Lupo trova sulla stessa linea (pur con qualche distinguo) Enzo Bianco, leader degli oppositori all’accordo con Lombardo: «La riforma elettorale può restituire ai siciliani il diritto di scegliere sino in fondo il loro primo cittadino. L'ipotesi di un'unica scheda con l'obbligo però di esprimere i due voti per il sindaco e per il consiglio, è certamente preferibile alla situazione attuale». Bianco preferirebbe però la doppia scheda: «Se questa ipotesi andasse in porto, per la prima volta questa maggioranza avrebbe fatto una cosa importante per la Sicilia».


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