A Palermo una terapia per superare la paura di volare

Il 98 per cento dei pazienti ha risolto il proprio disagio. L'Asp è diventato centro di riferimento nazionale per la cura della fobia

PALERMO. Maria Teresa Triscari, psicologa che lavora all'Asp di Palermo, da 15 anni si occupa, oltre che di mobbing e disturbi psicosomatici, anche di fobie, e in particolare della paura di volare. Il 98% dei suoi pazienti, grazie a un percorso cognitivo-comportamentale ideato nel suo laboratorio, ha superato il disagio e oggi può prendere un aereo. La percentuale di guarigioni è ricavata da una ricerca compiuta su 300 pazienti trattati dal 2006. Il 98%, appunto, dopo sei mesi dal trattamento è salito, almeno un'altra volta, su un aereo.
La Triscari, insieme al collega olandese Lucas van Gerwen, della Valk Foundation, ha pubblicato un libro, "Paura di volare? No Problem!", che sarà presentato lunedì prossimo a Palermo. Il lavoro terapeutico compiuto in questi anni nel capoluogo siciliano ha avuto il riconoscimento del ministero della Salute: la struttura dell'Azienda sanitaria è diventata centro di riferimento nazionale per la cura della fobia del volo. Oggi 570 persone sono in attesa di poter usufruire dei percorsi terapeutici individuali e di gruppo, ai quali si accede previo pagamento di un ticket di cento euro. Il progetto coinvolge anche l'Enav, la Gesap (società che gestisce l'aeroporto di Palermo) e la compagnia aerea WindJet, che al termine della terapia offre un volo andata e ritorno sulla tratta Palermo-Roma. Recentemente è entrata nel progetto la Valk Foundation, che a sua volta collabora con l'aeroporto di Amsterdam e l'Università di Deft. Da qualche mese è stata acquistata l'apparecchiatura per la terapia "Vret", che consente ai pazienti di sperimentare virtualmente sensazioni, immagini e rumori di un volo. In Europa questa apparecchiatura si trovava solo ad Amsterdam e Montpellier. In Italia, secondo quanto affermano le statistiche, una persona su due ha paura di volare e un terzo di questo 50% si rifiuta di prendere l'aereo.
«Nel mio lavoro - dice la dottoressa Triscari - ho incontrato persone che pur di non volare hanno rinunciato a vacanze e opportunità professionali molto ambiziose, hanno trascurato legami importanti, giustificando se stessi come incapaci, deboli, impotenti; oppure hanno sviluppato comportamenti e pensieri protettivi che li hanno comunque portati a evitare di volare». «Le paure si mantengono - aggiunge - perché si rimane ancorati al proprio punto di vista. Conoscere e capire vuol dire iniziare a cambiare la prospettiva, il punto di vista necessario all'evoluzione, quello che aiuterà a muovere il primo passo verso la gestione dell'ansia. Potrebbe sembrare sorprendente, ma bisogna capire che la paura di volare non è isolata, c'é una parte specifica della personalità di ognuno di noi, che ha paura di volare, completamente avulsa dall'idea dell'aereo e legata invece a elementi più profondi, spesso disturbanti e significativi della nostra esperienza».

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