Fiat, il sindacato e il comportamento anti-democratico

Susanna Camusso, segretario generale della Cgil chiede la riapertura dell'accordo di Mirafiori. Giudica un successo il 46% ottenuto dai no e, se non otterrà soddisfazione, si rivolgerà alla magistratura. Addirittura arriverà fino alla Corte costituzionale perché ritiene che le limitazioni al diritto di sciopero siano una lesione di diritti inviolabili.
Affermazioni che meritano una riflessione. Perché è certamente vero che un consenso tanto alto rappresenta un buon risultato. Tuttavia non è stato sufficiente a dare la vittoria. In democrazia vince chi ottiene la metà dei voti più uno. Gli altri hanno perso e non acquisiscono il diritto di bloccare in modo obliquo i vincitori. Voler ribaltare attraverso altre vie la volontà popolare è un comportamento anti-democratico. Era una pratica molto usata per insediare i regimi comunisti. Ma Susanna Camusso, che ha radici nell'universo socialista, non può accettare questa deriva estrema senza rinunciare a se stessa.
Anche perché una analisi approfondita del voto non è stata ancora fatta. Gli iscritti alla Fiom a Mirafiori sono 600. I no sono stati quattro volte maggiori. Tutti simpatizzanti del sindacato rosso? O piuttosto un voto espressione della preoccupazione diffusa di non conciliare i tempi di lavoro con i tempi di non lavoro; di un malessere determinato dalla prospettiva di cambiamento. Forse la lettura ideologica offerta dalla Camusso rappresenta solo una interpretazione di parte.
Ma quello che francamente stupisce di più è l'annuncio che sarà perseguita la via giudiziaria al sindacato. La Cgil si rivolgerà ai giudici per far rispettare i diritti dei lavoratori che sarebbero stati violati dall'accordo di Mirafiori. Probabilmente va ripetuta la distinzione fra tutele e diritti. Le prime sono frutto di accordi contrattuali e come tali trattabilli. I diritti sono garantiti dalla legge. I tempi di pausa non sono un diritto. Solo una tutela contrattuale che l'accordo del 23 dicembre ha rivisitato. Impervio chiedere ad un giudice il ripristino. Quanto al diritto di sciopero bisogna intendersi bene. Il blocco improvviso della catena di montaggio è un diritto o un abuso? I cortei interni organizzati al solo scopo di fermare la produzione intimidendo chi non sciopera come dobbiamo definirli? E i picchetti ai cancelli per impedire l'ingresso in quale categoria del diritto del lavoro si iscrivono?
Nei servizi pubblici il diritto di sciopero è stato limitato. Per esempio treni, aerei e navi non possono fermarsi in coincidenza con le festività o i grandi esodi. Le aziende di trasporto urbano devono comunque funzionare negli orari di garanzia. Perché non applicare un sistema di regole anche nelle imprese private? Gli avvocati della Cgil dovranno argomentare bene le loro ragioni in tribunale. Ma il problema vero è un altro. Un sindacato che chiede programmaticamente l'intervento del giudice smette di fare il suo mestiere. Delega ad altri le ragioni della sua esistenza. Diventa un sindacato di carta bollata. O più semplicemente un sindacato di carta.

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