Il Biondo simbolo della recessione di Palermo

I venti di crisi continuano a gonfiare il sipario del Biondo, fino a minacciare di strapparlo. Con il teatro che si sta trasformando in uno dei simboli della recessione che attanaglia una Palermo tutt’altro che fuori dalle secche della congiuntura negativa. Il Comune ha nei giorni scorsi messo sul piatto un’anticipazione sui fondi del 2010, ma - dopo i tagli drastici operati ai trasferimenti negli ultimi due anni - quei soldi serviranno solo a turare alcune falle aperte con le banche.
Alla vigilia di un’assemblea dei soci - che oggi assume i contorni di un consulto di medici impreparati davanti al paziente moribondo - il presidente dello Stabile, Gianni Puglisi, è tornato a lanciare l’allarme sopravvivenza. Per il Biondo chiediamo quanto a suo tempo già fatto per il Massimo: bisogna centellinare e spendere bene ogni singolo euro, eliminando costi non indispensabili. Ma il Comune esca dagli equivoci: servono garanzie sul futuro del teatro e sul suo sostegno, non proclami su stanziamenti parziali che a nulla servono se non a prolungare l’agonia di uno dei capisaldi della cultura palermitana e siciliana.

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