Precari del volontariato, ma questa è un’elemosina

Ancora un’infornata di precari. Difficile non dare questa lettura alle ultime misure varate dall’assessore alla Famiglia, Andrea Piraino, a favore delle fasce deboli della popolazione. Obiettivo sicuramente nobile perché è giusto aiutare gli ultimi. Soprattutto se malati o handicappati. Il volontariato va giustamente incentivato. La solidarietà è uno dei frutti migliori delle moderne democrazie occidentali. Peccato che la realtà sia un po’ diversa. Quello varato a fine anno dalla Regione è semplicemente uno stanziamento piuttosto corposo (6,5 milioni) che servirà a distribuire un po’ di soldi per obiettivi assolutamente poco trasparenti.
Se infatti si tratta di un lavoro vero perché scegliere questa procedura? Gli organici delle amministrazioni pubbliche sono obesi. Dargli un po' di dinamismo certo non farebbe male. Significherebbe dare una funzione a un po' del personale in eccesso che si trova nel libro paga dell'amministrazione. Serve davvero ingaggiare dell'altra gente? Senza contare, ovviamente, i benefici maggiori che andrebbero a vantaggio del contribuente che vedrebbe ridursi l'area del fannullonismo.
Invece è stata scelta una strada diversa. Una bella spolverata di soldi pubblici in giro. Stop. Nient'altro. Nessuno, però, in queste condizioni ha il diritto di parlare di lavoro. È un'elemosina. Si chiama così. È quella che viene data a chi non ha un'occupazione per consentirgli di sopravvivere. Il lavoro è un'altra cosa. Il lavoro ha una profonda dignità. Va rispettato. Significa impegno, sacrificio, capacità. Distingue l'uomo e lo nobilita. È la chiave del progresso. Il calvinismo, addirittura, la considerava una regola morale per la gloria del Paradiso. Ma Giovanni Calvino viveva a Ginevra nel Cinquecento. Qui siamo a Palermo, nell'ambito della Regione Siciliana, all'alba del Terzo Millennio. Certi valori sembrano essersi persi per sempre. La logica che governa è un'altra. Quella della costruzione del consenso con i soldi pubblici. Non importa se questa strada ha già portato al precipizio. Non importa aver creato un esercito di precari che stanno diventando una bomba sociale difficile da disinnescare. Non importa aver promesso solennemente che la stagione degli lsu, ex pip, e affini si era chiusa per sempre. In realtà è solo cambiata l'etichetta. La sostanza è immutata. Ora arrivano altri 8.400 contratti sotto forma di sostegno al volontariato. Con tutta probabilità non svolgeranno nessuna attività realmente produttiva per la comunità. Però incasseranno una manciata di euro. Tanto a pagare è sempre il contribuente. Nessuna responsabilità di spesa a carico dell'amministrazione pubblica. Nessun interesse a creare posti di lavoro. Nessuna radiografia delle reali esigenze della collettività e quindi delle risposte da dare. Così arriviamo al paradosso bulimico: alla Regionè c'è personale in eccesso. I Comuni hanno organici obesi. Non parliamo delle Province, tanto inutili quanto costose. Tutti, però, continuano a fare assunzioni. Perché c'è sempre un problema da risolvere e mai personale sufficiente. Così bisogna pescare nel grande bacino del precariato. Un sussidio non si nega a nessuno. Tanto quello che conta è mettere un piede dentro. Poi, prima o poi, arriverà la sanatoria. Nessuno però usi per queste pratiche clientelari un'etichetta nobile. Il lavoro è un'altra cosa.

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