Rifiuti e truffe, basta con la logica del "malaffare"

Forse pochi hanno notato che uno dei padri o patrigni di un libro di denuncia dei fasti e nefasti della classe dirigente del nostro Paese (Stella e Rizzo, La Casta) è un giornalista, autore di un libro sulla corruzione, Carlo Alberto Brioschi (Il Malaffare, Longanesi). Brioschi aveva già pubblicato, nel 2004, questo saggio che ora ritorna nelle librerie in una edizione ampliata. Perché lo abbiamo definito «patrigno»? L'autore è ora responsabile della saggistica della Rizzoli e come editor ha incoraggiato e in qualche modo «battezzato» il libro di Stella e Rizzo che ha registrato, come si sa, un successo veramente imprevedibile di vendite. Ma il saggio di Brioschi di quel libro rappresenta «l'antefatto», le origini storiche della corruzione, delle raccomandazioni, delle concussioni, della cattiva politica di favori e privilegi. Brioschi, con amarezza, fa capire che forse scrivere di malaffare non serve a nulla. Come dargli torto? A giudicare della grande quantità di saggi, di libri inchiesta, di denuncia, autentici «atti di accusa», per non parlare delle inchieste e campagne giornalistiche, sembrerebbe che tutto passi liscio come l'olio, che la classe politica (o «casta» o «faraoni», come io e Mazzuca, in un libro recente, abbiamo definito i potenti del sistema Italia) non recepisca in alcun modo, anzi rimanga sorda e cieca alle denunce perché tutto rimane immobile, in una grande palude, dove i caimani sguazzano senza soste, ingoiando pesci e piccoli animali.



Ma se dovessimo condividere questa logica - e cioè rimanere testimoni muti - finiremmo col diventare complici di un sistema che va invece profondamente rinnovato, in tutte le direzioni e senza escludere settori, corpi separati dello Stato, enti e corporazioni solo perché possono essere congeniali a logiche politiche ed elettorali di questo o quel partito, di questa o quella coalizione. Siamo ormai convinti che sia ormai obsoleto lo schema ideologico-partitico della cosiddetta prima repubblica. Ormai le nuove formazioni politiche, che si definiscono di centro, di destra o di sinistra sono solo portatrici di grandi interessi, di lobby finanziarie ed economiche. E proprio all'interno di questi potenti centri di potere che si ramifica la politica deteriore, che alimenta «bramini» e «faraoni» della politica. Il saggio di Brioschi sulla corruzione nel mondo è molto amaro ma fa riflettere sul fatto che un'altra Italia è possibile costruirla. Rimane però forte l'interrogativo (che non è cosa da poco) con quali forze politiche e in che tempi.
C'è un'inchiesta di due giovani giornalisti, Marco Morello e Carlo Tecce, dal titolo poco elegante Io ti fotto (Ponte alle Grazie) sull'Italia delle fregature. Per la verità non ci abbiamo trovato nulla di nuovo di quanto già non conoscessimo. La vera notizia è che sui mille episodi di corruzione, di raggiri, di «fregature» che si ricevono ogni giorno ci si scriva un libro. Il testo è di buona qualità letteraria, a parte certe volgarità di linguaggio che, francamente, i due giornalisti potevano risparmiarci.



Sul caso troppo noto della «munnezza» campana è stato scritto un altro libro. Il titolo è La peste (Rizzoli) ed è firmato da Tommaso Sodano (un politico napoletano che ha denunciato le connivenze tra camorra e politica) e dal giornalista Nello Trocchia. Le vicende del businnes dei rifiuti sono note, anche perché il disastro ambientale non appartiene ancora alla storia, visto che è ancora cronaca, a giudicare delle centinaia di tonnellate di «monnezza» ancora accumulata sulle strade di Napoli e dintorni. È comunque utile ripercorrere gli ultimi 15 anni di una «truffa legalizzata» che ha visto impegnati, in primo piano, amministratori ( a cominciare da Bassolino e Jervolino), esponenti della camorra, operatori economici, ambientalisti e portaborse del malaffare, con un'emergenza continua che ha dilapidato risorse pubbliche immense.

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