Il sangue dei soldati per portare giustizia e pace

La fine del 2010 è stata purtroppo funestata dalla morte del Caporal maggiore Matteo Miotto, del 7° Reggimento Alpini, di 24 anni, di Thiene. Ancora un nostro soldato caduto in Afghanistan per riportare la pace e la democrazia in quella terra martoriata dalla guerriglia talebana, che non conosce sosta nel suo tragico cammino di violenza e morte. E' il 13° caduto dall'inizio dell'anno e il 35° da quando il nostro contingente è entrato a far parte della missione di pace ISAF, voluta dalla NATO per debellare il terrorismo di Al Qaeda che, dopo l'11 settembre 2001, si è annidato sulle aspre montagne afghane, al confine con il Pakistan, protetto dal regime talebano. I nostri soldati -va ricordato- si battono con molta professionalità, serenità e dignità, consapevoli di svolgere una funzione utile alla popolazione afghana, che nella stragrande maggioranza vuole vivere nella pace, nella libertà, lontano dalla violenza fondamentalista. Il 7° Reggimento ha già perduto cinque militari in questa missione che dovrebbe avere termine alla fine di quest'anno se si riuscirà a trovare una via di uscita strategica che non può prescindere da una soluzione diplomatica del conflitto in atto. Ciò può ragionevolmente avvenire solo a seguito di un tangibile successo militare che quantomeno ghettizzi la guerriglia a un ruolo marginale nella vita del paese.


E' uno degli obiettivi da raggiungere a medio termine che renderebbe chiaro lo scopo della missione di pace facendo accettare al nostro Paese, anche se con dolorosa rassegnazione, l'alto tributo di sangue pagato dall'Italia, dalle altre Nazioni aderenti alla NATO e dagli Stati Uniti. Il nostro contingente è il terzo, dopo gli Stati Uniti e l'Inghilterra, per numero di militari, di mezzi forniti e per l'alto numero dei caduti. Ciò dimostra, oltre ogni ragionevole dubbio, che siamo impegnati seriamente nelle operazioni di antiguerriglia nelle aree più sensibili del teatro. Questa va ricordato -per amor del vero- a tutti coloro che ebbero a criticare il nostro contingente che all'inizio, per un uso restrittivo delle regole d'ingaggio, non sarebbe intervenuto con la necessaria rapidità nei punti cardine delle operazioni. Il cecchino talebano che ha strappato alla vita il Caporale Miotto operava in una zona considerata assai pericolosa, nella valle del Gulistan, a circa 450 kilometri da Herat, contro la "Snow", una delle basi operative avanzate previste dalla nuova strategia adottata dalla NATO per riconquistare il territorio sottraendolo alla guerriglia.



Va anche sottolineato il fatto -che purtroppo non trova spesso il giusto risalto nei mass media- che i signori della guerra sono quantomeno incoraggiati, per non dire ampiamente foraggiati, in mezzi e risorse finanziarie, da chi ha le redini del grande traffico di sostanze stupefacenti del paese, cosa che ovviamente danneggia l'Occidente, costretto a combattere la guerriglia e il narcotraffico che provoca così tanti morti tra i giovani. Sconfiggere Al Qaeda, e quindi Bin Laden, significa inoltre dare una significativa battuta di arresto alla persecuzione in atto contro la fede cristiana.



Gli attentati alle sedi di culto in Iraq e ad Alessandria di Egitto dimostrano, in maniera incontrovertibile, l'intolleranza dei fondamentalisti per le religioni diverse dalla mussulmana. Le preoccupazioni del Pontefice devono far riflettere su quanto sia pericoloso l'estremismo fondamentalista islamico, presente anche in occidente, in quelle sedi dove al proselitismo religioso fa seguito anche quello politico militare, tipico della guerriglia.



Le missioni di pace sono una battaglia contro la violenza politica e religiosa già presenti nella storia dell'umanità se si corre con la memoria al nazismo e alle tragiche conseguenze della persecuzione del popolo ebraico e della seconda guerra mondiale. L'esperienza francese in Indocina, americana in Corea e in Vietnam, le due guerre combattute in Iraq contro il regime di Saddam, ci devono ricordare però che la strada della famosa "uscita strategica" da una situazione di "guerra guerreggiata" è molto dura da percorrere da chi ha iniziato una vera "crociata" contro il terrorismo, nemico della civiltà e della libertà. Una strada bagnata dal sangue dei soldati che vi hanno combattuto per il loro paese. Le condizioni politico diplomatiche e militari per uscire da un conflitto giusto o dalla guerriglia ingiusta non possono e non devono far dimenticare il sacrificio dei soldati caduti per liberarci dal ricatto del terrorismo e del fanatismo religioso. Questi umili eroi, molte volte sconosciuti anche nella loro ultima dimora, sono ricordati solennemente negli innumerevoli Sacrari Militari, presenti ovunque, che conservano la Memoria Storica di chi ha donato la vita per il proprio paese.



È infatti desiderio del nostro valoroso Caporale Miotto essere sepolto in un Sacrario Militare dove sono onorati e custoditi i caduti per la Patria. Uscire dalla missione senza aver raggiunto l'obiettivo minimo prefissato, cioè la sconfitta politico militare di Al Qaeda, significherebbe dimenticarsi di chi è caduto lottando per la pace e la democrazia dell'umanità, ancora seriamente minacciata dal terrorismo fondamentalista.

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