Fallito attentato dell'Addaura, test del Dna conferma il ruolo di Galatolo

Gli indumenti ritrovati vicino alla villa di Falcone non appartengono al poliziotto Antonino Agostino né al collaboratore del Sisde Emanuele Piazza, ma al boss già condannato per quella vicenda

PALERMO. Il Dna estratto da uno degli indumenti ritrovati sul luogo del fallito attentato dell'Addaura non appartiene al poliziotto Antonino Agostino né al collaboratore del Sisde Emanuele Piazza, ma al boss Angelo Galatolo, già condannato per la vicenda dell'Addaura.
E' l'esito del test eseguito dagli agenti del gabinetto di polizia scientifica di Roma, che hanno così escluso la presenza dei due uomini dello Stato sulla scogliera palermitana antistante la villa in cui il giudice Giovanni Falcone trascorreva le vacanze: Agostino e Piazza, secondo quanto sostenuto dal confidente dei carabinieri del Ros Luigi Ilardo e dal pentito Vito Lo Forte, avrebbero avuto un ruolo nel piazzare il tritolo che avrebbe dovuto uccidere, il 21 giugno del 1989, il magistrato (poi assassinato a Capaci tre anni dopo) e i suoi colleghi svizzeri Carla Del Ponte e Claudio Lehmann.
Il test della scientifica ha individuato una compatibilità solo con uno dei personaggi coinvolti nella vicenda: Angelo Galatolo, nato nel 1966, già stato condannato con sentenza definitiva. In ogni caso, sottolineano gli inquirenti della Procura di Caltanissetta, esce confermata l'attendibilità del pentito Angelo Fontana che, il 6 maggio 2010, aveva parlato della presenza del proprio cugino Galatolo sul luogo dell'attentato fallito. Adesso c'é anche una prova scientificamente certa, che non sposta nulla per quel che riguarda la responsabilità del già condannato Galatolo, ma che ribadisce l'affidabilità di Fontana.

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