Palermo, il Capodanno di chi vive in baracca

Terzo San Silvestro di fila al freddo per le tredici famiglie alloggiate nei container in via Messina Montagne. Lo Iacp: "Presto pronte nuove case"

PALERMO. Anche per i senzacasa, o per chi vive nell’emergenza di un tetto precario, la fine dell’anno rappresenta il momento dei bilanci. Sì, perché tra l'indecisione dei cenoni di fine 2010 e i pranzi di Capodanno in città c'è pure chi deve fare i conti con una realtà molto lontana dagli appartamenti addobbati, dalle feste e dai lustrini. Come accade nei containers di via Messina Montagne, dove tredici famiglie hanno trascorso il terzo capodanno al freddo e al gelo. Non è una casa a stabilire la dignità di una persona, fortunatamente, ma di sicuro non è facile crescere in una «scatola», soprattutto per quei diciannove ragazzini — compresi in una fascia d'età che va dai diciassette anni al mese di vita — che a differenza dei loro coetanei sono costretti a dividersi pochi metri quadri di lamiera. «Sono tre anni che viviamo questo periodo di feste qui dentro — racconta Cosimo Cascino —. Speriamo che questo nuovo anno possa portare speranze concrete. Abbiamo avuto e continuiamo ad avere problemi. All'inizio ci scambiavano per Rom».
Un'esperienza dura, vivere in questo campo. Lo sanno bene Giovanna Di Mariano e Inuccio Di Lorenza, i conigi più anziani del campo: lei è gravemente ammalata e non può fare a meno di ossigenare i polmoni. A rallegrare l'atmosfera gli occhi lucenti, ma pur sempre tristi, dei bambini. Piccoli d'età ma con una grande maturità alle spalle. Proprio loro che raccontavano che «la vera importanza non è l'altezza dell'albero di Natale, ma che questo ci sia, seppur piccolo». E sono proprio loro ad avere i maggiori problemi. Asma e bronchite sono i veri protagonisti di questo luogo, freddo d'inverno e caldo d'estate. Containers resi ospitali dall'impegno e dalla costanza della gente. Non è facile vivere in 12 metri quadrati. Soprattutto quando i figli sono quattro. Francesca Guardalà ha aperto le porte del suo universo racchiuso in quei pochi metri. Una camera patronale, piccola, con due culle, per le figlie di due anni e, l'altra, di appena un mese. Una cameretta, con un letto a castello, per racimolare un po' di spazio in più per il piccolo armadio. E ancora un bagno e una cucina. Ma è alzando i tappeti che si svela l'arcano. Il pavimento, infatti, è corroso dalla ruggine. «Mia figlia Rita, di due anni, è caduta dentro ad una piccola voragine. Fortunatamente niente di preoccupante».
È qui, in queste quattro mura, seppur di compensato, che si è detto addio al 2010. Non guardando al tavolo di un ristorante, ma ad un tetto sotto cui vivere. E proprio in merito alle condizioni di via Messina Montagne, ai microfoni della trasmissione radiofonica Ditelo a Rgs è intervenuto il consigliere comunale del Pd, Ninni Terminelli: «Abbiamo orientato l'amministrazione comunale ad assumere dei provvedimenti. Purtroppo questo non è avvenuto. Credo che le questioni sul da farsi siano tre. Garantire la dismissione dei containers ogni volta che vengono liberati. Garantire a chi viene assegnato un alloggio il principio di legalità e di certezza del diritto, e compiere nei confronti dei soggetti occupanti abusivamente quegli interventi di assoluto carattere straordinario che in un sistema che dovrebbe essere a vasi comunicanti normale permette per un arco di tempo la possibilità di essere ospitati. Una città in cui si verificano condizioni come questa in via Messina Montagne, non può definirsi civile». È infatti, una discarica a cielo aperto appena fuori dal campo causa delle continue «visite» di gatti e cani randagi, e del proliferare di topi e insetti.
A dare una speranza è proprio il presidente dello Iacp, Marcello Gualdani: «A gennaio concluderemo altri 13 alloggi al centro storico che verranno assegnati con massima urgenza. Ad aprile, poi, dovremmo terminare quelli dell'insula 3 allo Zen».

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