Neonata morta a Partinico, l’Asp: “Cesareo in ritardo”

È quanto emerge dalla relazione stilata dalla commissione dell'Azienda Sanitaria 6 di Palermo. Il direttore generale: “Nel reparto assenza di attenzione”

PALERMO. Dalla relazione stilata dalla commissione dell'Azienda Sanitaria 6 di Palermo emergerebbe che il cesareo sulla donna, la cui neonata è morta poco dopo, sarebbe stato effettuato con diverse ore di ritardo. Potrebbe essere questa una delle cause che hanno provocato la morte di Katia Federica, deceduta il 23 dicembre dopo la nascita nell'ospedale Civico di Partinico.          
La commissione dell'Asp 6 di Palermo, composta dal direttore del dipartimento ospedalità dell'Asp, Rosa Mangeli, il direttore del dipartimento Materno Infantile, Massimo Petronio, il direttore Medico di Presidio, Serafino Garda, il responsabile "Rischio clinico" aziendale, Giovanni Mendola, e il responsabile dell'Ufficio contenzioso del lavoro, Fabio Damiani, ha consegnato la relazione al direttore generale dell'Asp Salvatore Cirignotta accertando irregolarità nella procedura osservata per il cesareo.
"Da una prima lettura del documento - dice Cirignotta - emerge che l'intervento doveva essere effettuato molto prima considerate le condizioni di salute della mamma, diabetica e insulina-dipendente. Il parto è stato effettuato di sera quando doveva avvenire almeno nella  tarda mattinata". I dirigenti medici e l'ostetrica, sospesi a seguito della relazione della commissione "erano presenti in ospedale - continua Cirignotta - e si sta cercando di capire perché non abbiamo operato prima la donna".          
Per Cirignotta "é evidente che nel reparto c'é una totale assenza di attenzione, professionalità ed etica che lascia spazio ad un'imperante superficialita". Circa 8 mesi fa il reparto è stato assegnato al primario Francesco La Mantia "che ha sostituito Antonio Giunta  -  precisa Cirignotta - a seguito dei precedenti casi di morte di neonati verificatisi nello stesso reparto".  Ora Ostetricia è stata chiusa "ed è evidente che bisogna operare un ripensamento complessivo dell'unità operativa sanitaria", conclude.       

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