Lombardo, attacco al governo Berlusconi

Il presidente della Regione: veniamo esclusi dal Consiglio dei ministri anche quando si parla di Sicilia. E minaccia di "intraprendere le vie legali contro Anas, Ferrovie e Cipe"

PALERMO. Ha abbandonato Berlusconi poco più di una settimana fa, quando il suo Mpa ha votato la sfiducia al premier, ma Raffaele Lombardo, leader del movimento autonomista e presidente della Regione siciliana, ha aspettato il clima natalizio per sferrare il suo attacco a Palazzo Chigi, minacciando di mettere in mora il Consiglio dei ministri se insisterà a non invitarlo durante le riunioni in cui si discutono provvedimenti che riguardano la Sicilia: "E' scritto nel nostro Statuto - dice ai giornalisti, arrivati a Palazzo d'Orleans per il tradizionale scambio d'auguri -. Se il governo non ne prende atto, ricorreremo per invalidare le sedute del Cdm".
E non è l'unica minaccia: in mattinata il governatore aveva annunciato altre 'vendette': "Mi rivolgerò al tribunale civile per chiedere che fine hanno fatto i 4 miliardi del Fas 2000-2006 che Anas e Ferrovie avrebbero dovuto spendere in Sicilia. Dicono che io tengo nel cassetto i fondi strutturali, pur sapendo che quest'anno non porteremo in disimpegno neanche un euro; ma intanto ci dicano dove sono finiti i fondi per strade e linee ferrate".
Lombardo prende di mira anche il Cipe del suo ex alleato Gianfranco Micciché: "Hanno stanziato oltre 20 miliardi per opere pubbliche, tutte al Nord, con qualche briciola per il Centro. A noi non è stato dato un euro. Impugneremo le delibere del Comitato, apriremo un contenzioso; poi si vedrà". E se proprio bisogna parlare di Federalismo, "ridiscutiamo la distribuzione del Fondo per la giustizia: la Sicilia vi contribuisce enormemente con le somme che derivano dalle confische e ha il diritto di pretendere di più rispetto alle altre regioni".
Infine, Lombardo parla degli assetti della politica: trova serena e produttiva la sua alleanza con i democratici e lancia la proposta di andare alle amministrative con la stessa coalizione che regge il suo governo: Mpa, Udc, Fli, Api e Pd. Poi spiega che l'esperienza romana del terzo polo è esportabile a livello locale: "I segnali che arrivano stamane da Roma vanno in questo senso". In Sicilia, par di capire dalle sue parole, la nascente coalizione centrista è pronta ad accogliere organicamente il Pd quando si voterà per comunali e provinciali.

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