Le mosse di Lombardo per far quadrare i conti della Regione

Il presidente della Regione "punta" alla vendita degli immobili e sulla sanità. Il governatore pensa alla cessione dei beni dei consorzi Asi e di Iacp

PALERMO. Un taglio da 115 milioni già messo a punto e una manovra di caccia ai finanziamenti che potrebbe riproporre la sempre auspicata e mai realizzata vendita degli immobili. La Regione prova a far quadrare i conti ma in commissione Bilancio, fino a tarda sera ieri, lo scontro fra governo e opposizione ha messo a rischio perfino il cammino della leggina di esercizio provvisorio: il braccio di ferro è stato soprattutto sulla durata del limite alle spese che il governo vorrebbe per tre mesi e che Pid e Pdl vorrebbero circoscrivere al solo mese di gennaio. Voto in aula giovedì.



La variazione alla bozza di bilancio, presentata dall’assessore Gaetano Armao, riduce spese per 115 milioni che dovrebbero permettere di finanziare subito almeno i primi mesi dei corsi di formazione professionale. Uno degli articoli dell’esercizio provvisorio allevia notevolmente la scure del governo sui Comuni: in virtù di una vecchia Finanziaria i sindaci avrebbero dovuto restituire in questo periodo i fondi ottenuti dalla Regione a titolo di anticipo per fronteggiare l’emergenza rifiuti. L’assessorato agli Enti locali avrebbe agito con trattenute sui finanziamenti ordinari provocando involontariamente l’azzeramento dei trasferimenti. La norma inserita nella leggina di esercizio provvisorio dispone che il debito venga saldato in 10 anni con un piano di rientro.



L’assessore Armao ha sottolineato che i tagli salvaguardano comunque importanti voci di spesa come quella per il finanziamento delle misure antimafia e antiracket che può contare su due milioni e 72 mila euro. Per Armao «il ricorso all’esercizio provvisorio è stata una scelta obbligata che nasce dai tagli che lo Stato ha fatto ricadere su enti locali e Regione». L’assessore ha sottolineato che «i tagli imposti dal governo nazionale valgono un miliardo nel triennio, in particolare 350 milioni di euro in meno ai Comuni e alle Province. Ci sono poi 750 milioni di tagli ai fondi Fas». Armao ha spiegato anche che non è stato ancora chiuso l’accordo con lo stato sul Patto di Stabilità. E poi non ha nascosto il problema principale: «A queste rigidità si deve aggiunge la necessità di aver indicato dallo Stato la nostra quota di compartecipazione al Servizio sanitario nazionale. Non essendo più in vigore la norma che fissava al 49,1 per cento la quota a carico delle tasche dei siciliani essa dovrebbe scendere al 42,5 per cento. Ma ci vuole in tal senso una precisa decisione statale che ad oggi non c'è». La Regione potrebbe così risparmiare da 300 a 500 milioni ma serve il sì di Roma.



Nell’attesa gli esperti dell’assessorato all’Economia stanno studiando un piano che permette di far cassa grazie alla cessione di beni immobili di proprietà di consorzi Asi e Iacp. C’è già una norma della bozza di Finanziaria che autorizzerebbe la manovra: dai consorzi Asi potrebbero arrivare fino a 100 milioni mentre per il patrimonio degli istituti autonomi case popolari è in corso una analisi. Ieri anche il Pd ha alzato i toni. Per Antonello Cracolici «l’esercizio provvisorio è dettato dalle scelte del governo nazionale ma alla giunta regionale chiediamo una scossa perchè non si può continuare a galleggiare dando la sensazione di immobilismo. A Lombardo chiediamo scelte chiare». E per il segretario Giuseppe Lupo «i conti della Sicilia sono sconquassati per dieci anni di malgoverno del centrodestra».

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