“I Promessi Sposi” di Guardì conquistano Milano

Lo spettacolo in scena fino al 30 dicembre al Teatro degli Arcimboldi. Il regista: “Ho portato sul palco il romanzo che ho sempre amato e che trasmette valori sempre attuali”

MILANO. Due grandi siciliani all’opera si traduce in una grande ovazione di musica, suoni, scenografie, costumi, tematiche. Milano, Teatro degli Arcimboldi. Loro sono Michele Guardì e Pippo Flora, agrigentini. In scena “I Promessi Sposi” (fino al 30 dicembre), opera moderna tratta dall’omonimo romanzo di Alessandro Manzoni, tale per antonomasia. Dopo il successo del 18 giugno a San Siro davanti a ventimila spettatori e dopo le repliche di luglio nella Valle dei Templi di Agrigento che hanno visto avvicendarsi quindicimila spettatori, ritorna con ancora più successo nel teatro milanese che, tra i più grandi d’Italia, riesce ad accogliere la maestosa scenografia, unica nel suo genere, di grandissime dimensioni con un palcoscenico girevole su un fronte di venti metri, oltre a due palcoscenici mobili laterali di otto metri di diametro. Ci vogliono infatti diciotto tir per il trasporto dell’impianto scenografico, dei costumi, degli impianti luci e audio, degli attrezzi di scena “veri” presenti. Un vero colossal moderno in tutto. “Era il romanzo che amavo da bambino, che leggevo e analizzavo con molta curiosità”, dice Michele Guardì, regista e mente di questo spettacolo. “I valori profusi nel romanzo sono elevati e sempre attuali. Ricordo con molta commozione il mio incontro con il cardinale di Milano Tettamanzi, in cui ho visto la forza e l’umanità del cardinale Borromeo. Oggi i valori esistono, ma vanno riscoperti. La peste raccontata da Manzoni oggi non è altro che la miseria. In scena ho cercato di evidenziare tutto ciò, attraverso l’insieme di vari elementi, dando spazio ai singoli episodi chiave della trattazione romanzesca. Lo spettacolo inizia all’insegna del vero: tutti gli attori in scena, in un’atmosfera quasi da prova, con truccatori e costumisti che preparano gli attori.”
Già dalle prime battute l’emozione è grande: la musica che accompagna gli eventi, ma che in alcuni punti diventa essa stessa protagonista, è eccelsa. È un’orchestra sinfonica di settantadue elementi diretta dal maestro Renato Serio e dal coro di quaranta elementi di Maria Grazia Fontana a realizzarla. A comporla il maestro Pippo Flora, musicista agrigentino, nonché agronomo, cresciuto in una famiglia di artisti intimi della famiglia Pirandello. “Michele mi forniva il testo e io componevo la musica che riuscivo a catturare da una dimensione da cui deriva l’armonia, con molta naturalezza e commozione”, dice Pippo Flora. ”È così che nascono i miei arrangiamenti, in una fusione armonica tra testo e musica. Ho cercato di comporre senza monotonia, cambiando e sperimentando vari generi, il tutto per raggiungere un fine: comunicare sensazioni. La mia musica non è un miscuglio, ma esperienze sonore diverse in un connubio armonico. Musica etnica, classica, greca, slava: ritmi diversi ma che si traducono come pennellate di suoni in perfetta sintonia”. Sue anche le armonizzazioni dei cori.
Tra i principali interpreti anche Christian Gravina, messinese che interpreta sia il ruolo di Frà Cristoforo che del Cardinale Borromeo. E ancora Graziano Galatone, nel ruolo di Renzo, e Noemi Smorra, in Lucia. Ma anche Giò di Tonno, nel ruolo di don Rodrigo, Lola Ponce in la Monaca di Monza, Vittorio Matteucci ne L’Innominato. A rendere tutto ancora più maestoso, le scene di Luciano Ricceri, le coreografie di Mauro Astolfi, i costumi disegnati da Alessandro Lai e realizzati dalla storica sartoria teatrale Tirelli. I gioielli di Gerardo Sacco (artista noto per avere realizzato i gioielli del film di Franco Zeffirelli e per Liz Taylor). Il coordinamento artistico di Giovanna Flora, mentre quello organizzativo di Marco Aprea. Tanti i momenti alti: si ricordano le scene dell’Addio ai monti, di Don Abbondio e i bravi, della Rivolta del pane, della storia della monaca di Monza, della peste, di Frà Cristoforo e don Rodrigo.
“Io porto sempre con me la Sicilia”, aggiunge Michele Guardì. “Alcuni punti sono stati prima pensati in dialetto siciliano, con proverbi del ‘600 e poi inseriti nel testo, cercando di far quadrare tutto metricamente, rispettando la musica. La Sicilia la porto sempre nei miei lavori.”
La Società italiana degli Autori e Editori, nel prendere tutela l’opera, ha concesso il patrocinio morale “per l’elevata qualità artistico-spettacolare, per la precisa aderenza della stesura letteraria al romanzo di Alessandro Manzoni, nonché la forte carica emotiva che l’opera è capace di suscitare nel pubblico”.

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