Cortei, assurda la proposta di Gasparri

La proposta del presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri di arrivare agli arresti preventivi per scongiurare i disordini di piazza francamente impressiona per la sua inopportuna assurdità. Ma, al di là dei giudizi, tiene più che mai aperto un dibattito sul quale però si continua a gettare fumo piuttosto che fare chiarezza. Quanto successo a Roma nei giorni scorsi (e quanto successo in Grecia o a Londra in precedenza) deve indurre a porre in maniera seria e determinata un problema oggi insoluto: rendere compatibili il diritto di manifestare dissenso, previsto dalla nostra Costituzione e tutelato dalle leggi, con i diritti degli altri. E questo non avviene certo auspicando un altro Sette aprile o gettando ombre, poi rivelatesi fallaci, come quella del presunto infiltrato fra i rivoltosi della Capitale.
Piuttosto è necessaria, in situazioni come questa, la giusta pacatezza.
Quella che dovrebbe indurre per esempio chi di dovere a mettere le forze dell’ordine nelle condizioni ideali per sancire quel «matrimonio» fra diritti di cui parlavamo. Una compatibilità che deve essere propria di ogni democrazia e che non può certo scontrarsi con interessi di parte, speculazioni politiche e strumentalizzazioni sul filo del rimpallo delle responsabilità. E dunque va certamente combattuta e repressa la violenza che impedisce l’esercizio democratico della manifestazione di un dissenso, così come allo stesso modo non va tollerata l’imposizione di un diritto che viola un altro diritto. E invece si impoverisce il dibattito, si sparge veleno ed emergono proposte francamente inaccettabili. Si potrebbe piuttosto riflettere sull’opportunità della depenalizzazione dei blocchi stradali, cosa che consente a poche decine di unità di manifestanti di paralizzare gli spostamenti e dunque il normale dipanarsi delle proprie attività a decina di migliaia di altre persone. Si pensi piuttosto a un meccanismo di tutela per gli uni e gli altri.
La manifestazione del dissenso è un bene per le minoranze ideologiche e le opposizioni politiche e dunque per le democrazie. La violenza ne è spesso una inaccettabile devianza. Quasi quanto, però, certe proposte di antidoto infelici. Se non pericolose.

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