Fisco, serve un'azione di governo incisiva

I tempi dell'economia non possono aspettare i ritualismi della politica. Lo dimostrano, casomai servisse, i dati pubblicati ieri a Parigi dall'Ocse, l'osservatorio che tiene sotto monitoraggio le trentatré economie più grandi del mondo.
I risultati non sono certo confortanti. Nel 2009 la pressione fiscale nel nostro Paese è cresciuta al 43,5% del prodotto interno lordo rispetto al 43,3% del 2008. Eravamo in quinta posizione nel mondo. Siamo saliti al terzo posto. Ma è un podio disagiato. Nessuna soddisfazione. Prima di noi solo la Danimarca (48,2%) e la Svezia (46,4%). Due Paesi dove l'evoluto sistema di welfare legittima l'aggressività del fisco. C'è anche da dire che il peggioramento non è del tutto attribuibile alla politica economica impostata da Tremonti. Le statistiche, infatti, sono condizionate dal calo drammatico del Pil che l'anno scorso, in Italia, è andato indietro del 5%. Quindi anche se il carico fiscale è diminuito in termini assoluti, come dimostra il calo delle entrate pari all'1,7%, resta il peggioramento del parametro di riferimento.
Tanto più difficile da sopportare visto che grandi nazioni, come gli Stati Uniti, pagano al fisco solo il 24% della ricchezza prodotta ogni anno. Non è un caso che da quelle parti la ripresa economica sia cominciata prima e con ritmi assai più sostenuti che in Italia e in molti Paesi Ue. Unica eccezione la Germania che sale alla velocità del 3% grazie al boom delle sue esportazioni. L'Italia invece arranca, come confermano i dati sulla disoccupazione. Sempre l'Ocse, infatti, fa sapere che a ottobre siamo arrivati all'8,6% dall'8,5% del mese precedente. Soprattutto preoccupa il dato relativo ai giovani. Uno su cinque è senza lavoro stabile.
È chiaro che in questa situazione occorre un'azione di governo incisiva. Non si può perdere tempo dietro i balletti di schieramento. Tremonti è riuscito a tenere sotto controllo i conti pubblici. L'approvazione tempestiva della legge finanziaria ha fermato i fuochi della speculazione. L'Italia è rimasta indenne dai roghi che stanno incendiando le finanze di Grecia e Irlanda. Vista la situazione il ministro non poteva fare altro. Ha sedato il malato in attesa di avere in mano la cura adatta. La cartella clinica deve dargliela la maggioranza. Per questo è opportuno che il Parlamento smetta di litigare. E l'ora che si metta a lavorare per il bene del Paese.

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