Evitata una crisi al buio

Il doppio voto di fiducia incassato da Berlusconi non risolve certo i problemi dell’Italia, ma evita almeno - grazie al senso di responsabilità di un pugno di deputati, ingiustamente accusati di essersi venduti - quella crisi al buio paventata anche dal presidente Napolitano e che sicuramente ci avrebbe reso più vulnerabili agli attacchi della speculazione. Ora, superato senza difficoltà il primo ostacolo (il voto del Senato) e con molti patemi d’animo il secondo (il voto alla Camera), al premier rimane da saltare il terzo, che potrebbe anche risultare il più arduo: quell’allargamento della maggioranza che tutti, dallo stesso Berlusconi alla Lega, ritengono indispensabile per continuare a governare efficacemente, non rischiare di andar sotto a ogni votazione ed evitare il ricorso anticipato alle urne. Nella scia del clamoroso rovescio subito, le opposizioni, da Bersani a Fini, da Casini a Di Pietro, sono apparse un po' patetiche.
Soprattutto quando hanno sostenuto che la maggioranza, comunque, non c'è più e che il governo, pur vittorioso, è in realtà stato sconfitto: per quanto si siano arrampicati sugli specchi, non hanno potuto nascondere il fatto che anche quest'ultima spallata a Berlusconi - per giunta appoggiata da una dimostrazione di piazza degenerata in una vera e propria guerriglia urbana - aveva mancato l'obbiettivo. Ma rimane il fatto che, al contrario di quanto avviene in molti Paesi stranieri, in Italia con tre voti di maggioranza (compresi quelli di tutti i ministri e sottosegretari che non possono passare le loro giornate in aula) non si va avanti a lungo.
Nei suoi tre interventi durante la maratona parlamentare, il premier ha delineato chiaramente la sua strategia: in primo luogo, cercare di recuperare il maggior numero possibile di deputati finiani, in seconda battuta imbarcare al governo l'Udc, in nome della comune appartenenza al Partito Popolare Europeo. In cambio, è disposto a offrire una rimodulazione del programma, un ampio rimpasto di governo e perfino una modifica della legge elettorale (ma non nel senso voluto da Casini, che mira alla liquidazione del bipolarismo). L'obbiettivo di spaccare il FLI appare il più facile, perché dopo la bruciante sconfitta del loro capo, il grande perdente di questa partita che farà fatica anche a mantenere la presidenza della Camera, altri secessionisti finiranno col seguire Catone, la Siliquini e la Polidori nel ritorno all'ovile. Quanti (e quando) è difficile dire, comunque difficilmente basteranno per arrivare a fine legislatura.
Diventa pertanto cruciale il «recupero» di Casini, che a prima vista appare impossibile: troppe parole, troppi scontri, anche troppe differenze programmatiche sembrano opporsi a una operazione che pure, a certe condizioni, rientrerebbe nella logica. Ma in politica non bisogna mai dire mai. Poiché la disfatta di Fini comporta anche, fatalmente, un colpo per il sogno del Terzo Polo, poiché ora esiste il concreto pericolo che si torni a votare con l'attuale legge elettorale, Casini deve riflettere bene prima di rifiutare in maniera definitiva l'offerta del premier. Deve tenere conto che la maggioranza dei suoi elettori sono di ispirazione moderata, che la Chiesa vedrebbe di buon occhio un nuovo patto di legislatura, che potrebbe ammantare il suo dietro-front con la bandiera dell'interesse nazionale e che - ora che anche Bossi si è detto, un po' a sorpresa, disponibile a tendergli la mano - l'occasione è ghiotta per un rientro in grande stile. Se queste considerazioni basteranno a indurlo a rimangiarsi mille dichiarazioni antigovernative e se, nel caso, si troverà un marchingegno per allargare la maggioranza senza aprire una crisi, è la grande incognita di questo momento politico. L'alternativa, comunque, sono elezioni anticipate, e con il Cavaliere sempre a Palazzo Chigi.
La buona notizia è che, con le feste di fine d'anno che incombono e la vittoria di Berlusconi nell'ordalia con Fini, dovremmo avere un periodo di tregua. In questo senso, deve essere letta anche la visita del premier al Quirinale. Il governo, come ha detto Calderoli, mangerà il panettone, eventuali novità sono rinviate al tempo del pandoro.

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