Santa Lucia, a Palermo la notte dell'arancina

PALERMO. E' una delle tradizioni gastronomiche più sentite a Palermo: quella di mangiare nel giorno di Santa Lucia le arancine di riso (e non gli arancini come vengono chiamati in Continente) nelle sue varianti con carne, burro, spinaci o pollo. Il 13 dicembre è questo l'unico cibo, insieme alla cuccìa (un dolce povero realizzato con frumento bollito e farcito con ricotta, cioccolato o miele) ad avere diritto di cittadinanza nelle case dei palermitani, che ne consumano in quantità industriali. Uno dei locali più conosciuti a Palermo nelle preparazione di queste specialità, il bar Massaro di via Ernesto Basile, nei pressi della cittadella universitaria, ha così deciso di lanciare "La notte dell'arancina". Per 48 ore, a partire da domenica mattina, resterà aperto ininterrottamente in modo da consentire a chiunque di rifornirsi di arancine. "L'idea mi è venuta - spiega il titolare Francesco Massaro, che è anche cronista del Giornale di Sicilia - perché ho notato che in città è questa l'unica vera tradizione che è rimasta. Le festività natalizie e pasquali non sono più sentite come una volta e la Festa dei Morti, legata al culto dei defunti, è stata soppiantata da quella di Halloween. Alla frutta di martorana e ai pupi di zucchero i nostri bambini
preferiscono ormai 'dolcetto o scherzetto'. Solo la nostra arancina, in occasione della Festa di Santa Lucia, resiste a tutti i tentativi di globalizzazione alimentare. Quante arancine pensiamo di preparare? Sulla base dei consumi registrati negli anni passati, penso che supereremo di gran lunga quota 20 mila".

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