Le mosse di Berlusconi e la fiducia possibile

J'ai confiance». Silvio Berlusconi è tornato all'amato francese dei suoi anni giovanili per dirsi fiducioso di spuntarla alla riffa del 14 dicembre. Al capogruppo del Ppe ha ripetuto una massima che sarebbe piaciuta al mitico Catalano ai tempi di «Indietro tutta» di Enzo Arbore: «Meglio un governo con chi ha vinto le elezioni che uno con chi le ha perse». Al governo tecnico o di unità nazionale o del ribaltone o comunque si voglia chiamarlo ormai non crede più nessuno. L'alternativa è tra un nuovo governo Berlusconi rafforzato eventualmente dall'Udc e le elezioni anticipate. Quando si gioca su pochissimi voti, nessuno può essere sicuro del risultato. Prodi docet. Ma è ragionevole pensare che il Cavaliere ce la faccia.
I votanti alla Camera al massimo saranno 627 (il presidente dell'assemblea non vota e i due deputati della Sudtiroler Volkspartei hanno annunciato l'astensione). La maggioranza (314) è un obiettivo possibile, soprattutto pensando che il quorum si abbasserà ulteriormente per l'assenza di qualche puerpera e di qualcuno in preda a crisi di coscienza. Silvano Moffa, leader delle «colombe» del Fli, è stato sempre contrario alla richiesta di dimissioni preventive del presidente del Consiglio (evidentemente irricevibile) e ancora ieri confidava agli amici che «qualche sforzo di fantasia» potrebbe rendere meno duro lo scontro. I commenti di ieri sera sulla presunta compravendita di voti e la fantastica richiesta dei Verdi di far sovrintendere al voto del 14 osservatori dell'Ocse lasciano immaginare che l'opposizione consideri persa la partita.
Ammettiamo che sia così. Obiettivo di Berlusconi è incassare una fiducietta per poter dare lui le carte dal 15 dicembre. Il suo sogno sarebbe di imbarcare Casini lasciano a terra Fini. Quasi impossibile. Casini non ha mai dimenticato il trattamento che Fini gli riservò l'8 febbraio 2008 quando si mise d'accordo col Cavaliere per andare insieme alle elezioni, lasciandolo senza parole mentre era in treno con la moglie. Fino a qualche giorno prima avevano trattato insieme con Luca di Montezemolo per far nascere il Terzo Polo.
Né ha gradito che Italo Bocchino abbia incontrato Berlusconi senza che lui ne sapesse niente. Ma è molto difficile che gli renda la pariglia. È chiaro che se l'Udc entrasse al governo, Casini avrebbe con Berlusconi un rapporto migliore di Fini, ma non è tra le cose prevedibili che il leader dell'Udc sfasci il Terzo Polo appena avviato lasciando il presidente della Camera al suo destino. Come è difficile che il Cavaliere possa rafforzare il suo governo con un semplice rimpasto. Ma un conto erano le dimissioni al buio che gli chiese l'estate scorsa Casini, altro sarebbe una crisi davvero di 48 ore dopo una trattativa successiva alla fiducia e un documento comune sottoscritto preventivamente. Il governo non potrebbe andare avanti con due o tre voti di maggioranza, ma i prossimi appuntamenti parlamentari (riforma universitaria e pacchetto sicurezza) aspettano il voto del Senato dove la maggioranza è solida. In ogni caso, non ha alcun senso proiettarsi ora oltre la mattina di martedì 14 dicembre. Il D Day.
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