Contro il Parma riparte la rincorsa alla Champions

Il Palermo sfida i ducali in forte emergenza, sopratutto a centrocampo. E' l'occasione per le seconde linee di riscattare le attese, fin qui deluse

PALERMO. Da un’emergenza all’altra per riprendere a correre. Allo squalificato Cassani s’aggiunge l’assenza di Giulio Migliaccio che contrariamente a quanto si possa credere non è di ferro. Il centrocampista ieri s’è procurato una botta al ginocchio durante l’ultimo allenamento e non è stato convocato per la gara odierna contro il Parma. Rossi dunque sarà costretto a cambiare nuovamente il Palermo e per capire quanto sia risicato l’organico rosanero metterà a destra Cesare Bovo (uno degli ex della partita, insieme con Zaccardo, Dellafiore, Morrone e Pisano) che quel ruolo non l’ha mai fatto. Semmai qualche volta negli ultimi anni ha giocato a sinistra. Non c’è infatti neppure Darmian, che è infortunato, ma l’impiego del giovane di scuola milanista avrebbe comunque presentato molte incognite.



A centrocampo dovrebbe giocare Rigoni, un altro che ha convinto poco nonostante il gol in Europa League. Ma anche qui non ci sono alternative. In tempi normali Rossi avrebbe messo dentro Liverani e provato Bacinovic al posto di Migliaccio, che certo mezzala non si può definire. Chissà, magari ci ripensa, puntando sull’esperienza dell’ex capitano. Però mentre scriviamo abbiamo la netta sensazione che sarà difficile rivedere Liverani titolare in una partita di campionato. Inutile dire che per Nicola Rigoni, che fin qui ha deluso come tutte le giovani seconde linee rosanero, si tratta dell’ultima chance per evitare la cessione a gennaio. Dalla sua ha entusiasmo, piedi discreti e buona corsa.
Il problema principale dei rosa questo pomeriggio sarà quello di dimenticare il lunedì nero di Napoli. Occorre come «resettare» dalla memoria una partita che non ha rispecchiato, nè rispettato, l’identità di questo Palermo. Al di là del risultato. Non solo per il modulo applicato malamente, quanto per la difficoltà di sviluppare il proprio calcio. Che poi le due cose potrebbero essere collegate. Dunque contro il Parma il Palermo deve anzitutto ritrovare se stesso, il gusto di imporre la qualità dei suoi attaccanti, i necessari equilibri tra i reparti perchè questo sia possibile. Chiamiamolo pure ritorno al passato, anche se non è escluso che più avanti con diversi centrocampisti e dopo un attento rodaggio la difesa a tre possa essere riproposta.



Intanto oggi sarebbe impossibile. Perchè il Parma - che nelle ultime cinque partite ha messo insieme dieci punti - gioca con tre centrocampisti e tutti molto insidiosi: Dzemaili (che l’anno scorso proprio al Barbera si infortunò gravemente), Morrone (un giocatore di cui il Palermo si privò con eccessiva premura) e Candreva hanno qualità e soprattutto molta personalità. Questo Parma è completamente diverso da quello dello scorso anno, Marino sembra avere trovato la giusta alchimia dopo un inizio stentato e siamo convinti che la partita si deciderà in mezzo al campo, dove il Palermo non può regalare niente, tantopiù numericamente. Anzi, sarà bene che Ilicic dia una mano, per compensare il prevedibile movimento di Giovinco.



Per dimenticare Napoli altra condizione necessaria è che i due trequartisti rosanero tornino a giocare: sono loro l’ago della bilancia. Lo stesso Miccoli - che dovrebbe essere preferito a Pinilla - dipende dalla capacità di Pastore e Ilicic di creare spazi, di ripartire senza mai perdere il concetto di «squadra». Il capitano ha bisogno di ricevere la palla nella sua zona, in area o attorno al perimetro. Se questo non accade il modulo «4-3-fantasia», diventa facilmente «4-3-confusione», come nelle prime giornate dello scorso campionato, come appunto lunedì sera al San Paolo. Troppi personalismi a Napoli, vale la pena ricordare ancora una volta che il calcio è un gioco di squadra. Ogni riferimento al Flaco - che dal giorno del derby non ha più segnato - è puramente voluto.
Una partita che può segnare il rilancio, la zona Champions s’è allontanata ma vuol dire been poco. Rossi l’ha definita decisiva, noi diciamo piuttosto «indicativa». Perchè il destino di una squadra che marcia a singhiozzo non potrà mai essere glorioso. Intanto dopo tre vittorie di fila (Genoa, Catania e Roma) va confermato l’«effetto Barbera», la base di partenza per ogni traguardo di prestigio. Vincere in casa vuol dire «incassare» senza troppi danni le eventuali sconfitte esterne e guadagnarsi almeno una piccola fetta di paradiso.

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