Termini, Bonanni: gli interessati scoprano le carte

Il segretario nazionale della Cisl: "Devono dire quanto intendono investire"

PALERMO. «Quando si saprà quanti soldi è disposta a investire l'azienda di Rossignolo, allora potrò dire che il percorso verso salvaguardia del sito industriale di Termini Imerese inizia bene». Il segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni, chiede ai gruppi interessati a rilevare lo stabilimento Fiat, e in particolare al patron della De Tomaso, di scoprire le proprie carte. Non solo i progetti stilati, ma anche i piani economici e gli investimenti che sono disposti ad effettuare. «Perché per ora si assiste solo a una contesa tra vari soggetti per ottenere fondi pubblici. Tutti sanno con quanti soldi contribuirà la Regione e con quanti lo Stato - aggiunge -. Ma nessuno conosce la cifra che investirà chi intende trasformare il sito industriale». Per Bonanni, che ha lanciato il suo messaggio da Palermo, dove ha presentato il suo libro-intervista «Il tempo della semina» nel corso di un dibattito, moderato dal condirettore del Giornale di Sicilia, Giovanni Pepi e al quale ha partecipato anche l'esponente del Pd, Sergio D'Antoni, solo rivelando le intenzioni di investimento «si può capire se si tratta di progetti seri». Secondo alcune indiscrezioni, due terzi dell'impegno finanziario del piano di Rossignolo dovrà maturare dall'immobile di Termini Imerese. Si tratta di 200 milioni circa che dovrebbero essere ottenuti dal ricorso a prestiti bancari garantiti dalle strutture Fiat. La possibilità di ottenerli per Rossignolo, dunque, si basa sul presupposto che la De Tomaso rilevi in toto la proprietà dello stabilimento Fiat, come aveva lasciato intendere l'ad dell'azienda torinese, Sergio Marchionne. Il resto delle risorse finanziarie previste dal piano De Tomaso potrà arrivare per 40-50 milioni da un accordo di programma con la Regione Siciliana mentre il contributo messo a disposizione dell'azienda di proprietà della famiglia Rossignolo dovrebbe aggirarsi sui 30 milioni di euro. L'impegno della De Tomaso, messo nero su bianco nel piano, è quello di impiegare a Termini Imerese 1.400 addetti. A sperare ancora che la Fiat non abbandoni la Sicilia al termine del 2011 è l'ex segretario generale della Cisl, Sergio D'Antoni. «Non capisco perché il governo non debba contribuire nella misura in cui si era stabilito nel 2007, prima che si tornasse alle urne - ha ribadito -. Marchionne allora chiese a Stato e Regione un contributo di circa 600 milioni. Ricorrendo ai Fondi del Mezzogiorno eravamo vicini a mettere insieme quella somma». Sulla possibilità dell'inserimento di un ulteriore soggetto privato nella short list che include attualmente 7 proposte di riconversione degli stabilimenti, Bonanni si pronuncia, ribadendo che «non occorre aggiungere solo nomi privi di quelle caratteristiche e di quelle doti e dote che i soggetti interessati devono portare in questa vicenda. Bisogna, piuttosto, fare un incontro pubblico per capire ciascuno quanto può contribuire». Parallelamente alla valutazione dei piani aziendali, si lavora anche alla realizzazione delle infrastrutture necessarie per rendere appetibile l'area industriale di Termini Imerese. È attivo un tavolo tecnico all'assessorato alle Attività Produttive per valutare le priorità e gli interventi da realizzare. Oggi sarà presentato un elenco di opere cantierabili con relative tabelle dei costi. Tra i progetti ritenuti fondamentali, il collegamento stradale e ferroviario con la zona industriale e la messa in sicurezza del porto.

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