Di Matteo: "Non potrò mai perdonare l'omicidio di mio figlio"

Il pentito Mario, padre di Giuseppe, ucciso a 15 anni, dice: "Lo hanno fatto soffrire per più di 800 giorni in condizione disumane. Neanche il Signore ha provato quello che ha subito lui"

PALERMO. "Io non perdono né Spatuzza né gli altri. Ma quale perdono? Hanno fatto una cosa ignobile e ingiusta. Penso tutti i giorni a mio figlio, all'inferno che ha passato. Neanche il Signore ha provato quello che ha subito lui". Lo ha detto in un'intervista al Tg di Sky il pentito Mario Santo Di Matteo padre di Giuseppe, il bambino rapito a 12 anni e ucciso a 15 dai mafiosi che volevano così costringere il collaboratore, a fare marcia indietro. Di Matteo partecipò all'ideazione della strage di Capaci per uccidere Giovanni Falcone.    "Queste persone - ha aggiunto - sono indegne e non dovrebbero stare sulla terra, Quale perdono? Hanno ucciso un bambino dopo quello che gli hanno fatto passare per 800 giorni: lo tenevano come un cane. La mia collaborazione è una cosa giusta, lo rifarei un altra volta".

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