Riforma dell’Università, i motivi della protesta

ROMA. Ecco alcuni dei punti della riforma dell’Università prevista dal Ddl Gelmini, contestati in questi giorni dagli studenti e dai movimenti di tutta Italia.

Tra le novità, l’assegnazione di funzioni direttive e strategiche al consiglio di amministrazione (formato in buona parte da membri esterni al mondo accademico) e non più al Senato accademico. Il cda avrà il compito di governare l’università, verificando la situazione finanziaria e fissando le linee direttive generali e potrà decidere dell’eventuale istituzione o soppressione dei corsi di laurea. Al Senato accademico, invece, resta una funzione consultiva. Viene inoltre sostituita la figura del direttore amministrativo con quella del direttore generale. Altra importante novità è la previsione per i ricercatori di un contratto a tempo determinato di tre anni, rinnovabile per un altro triennio, entro cui ogni ricercatore dovrà riuscire a ottenere l’abilitazione per l’insegnamento universitario. In caso contrario, gli sarà preclusa l’attività accademica. Inoltre, nessuna deroga o sanatoria è prevista per gli attuali ricercatori precari. Viene poi abbassata l’età pensionabile dei professori ordinari da 72 a 70 anni, mentre per gli associati scende a 68. Viene dimezzata la durata dell’incarico per i rettori (passa da 16 a 8, con la possibilità anche di sfiduciare il rettore). Altri punti importanti sono: la selezione per i concorsi affidata ad una commissione composta da 4 professori ordinari estratti a sorte e la fusione dei piccoli atenei.

I PUNTI CONTESTATI.
Gli studenti scesi in piazza in questi giorni ritengono che la riforma sia uno strumento che rischia di smantellare l’università pubblica. I punti che più accendono la protesta riguardano: la non previsione di maggiori fondi da investire sull’università, in particolare sulla ricerca; l’aumento di precarietà per i ricercatori; il diritto allo studio, che non viene tutelato e rispetto al quale non solo non viene stanziato un euro, ma si procede a tagli notevoli e alla sostituzione delle borse con i prestiti d’onore; la previsione di premi di studio per meriti, ma senza la discriminante del reddito (il premio si assegnerà indipendentemente dalla condizione economica del meritevole); il potere assoluto assegnato ai cda; l’assenza di meritocrazia, cioè l’impossibilità di giocarsi alla pari le opportunità di carriera. 


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