Serie A, lo stop l'11 e 12 dicembre

Lo sciopero è stato annunciato dall'Aic, dopo che sono saltate le trattative con la Lega. Dure critiche dai vertici federali

ROMA. Il braccio di ferro tra Lega Calcio ed Aic, associazione italiana calciatori, si è concluso con la proclamazione dello sciopero dei giocatori per l'11 ed il 12 dicembre. Il fallimento delle trattative, secondo quanto sostiene il sindacato dei calciatori, nel comunicato che proclama ufficialmente lo sciopero: «nasce dal rifiuto della Lega di accettare l'impostazione dell'Aic, più volte ribadita, che assicurava la piena disponibilità a discutere 6 degli 8 punti indicati dalla Lega, con esclusione di quelli riguardanti gli allenamenti separati e il trasferimento coatto».
Il vice-presidente dell'Aic, Leonardo Grosso, a conclusione della riunione ha espresso il suo rammarico per come si è evoluta la situazione: «Siamo davvero dispiaciuti perché c'era la disponibilità, abbiamo anche lavorato sotto traccia per trovare eventuali punti di intesa, ma non si è trovato l'accordo».
 
Dalla Federazione invece giungono dure critiche da parte del presidente della Lega di A, Maurizio Berretta, «stiamo assistendo ad un pericoloso gioco al massacro: lo sciopero dei calciatori è una decisione irresponsabile e senza ragioni. Sono stupefatto dalla decisione dell'Aic di alzarsi dal tavolo della trattativa mentre il presidente Abete stava illustrando la bozza di sintesi preparata dalla Figc. E' una giornata senza precedenti».
Usa toni ancor più pesanti Claudio Lotito, presidente della Lazio e consigliere Figc: «Il comportamento dell'Aic è gravissimo. I rappresentanti del sindacato calciatori non hanno nemmeno fatto parlare il presidente federale, Giancarlo Abete. La loro posizione è fuori da ogni logica».
E proprio sui punti da discutere che Lotito si scaglia contro l'Aic: «La loro posizione era di non trattare al di fuori dei sei punti. L'Aic parte da un presupposto sbagliato, perché il contratto collettivo, firmato trenta anni fa, oggi, non va più bene: quel contratto, infatti, non esiste più. Bisogna ripartire da zero. Da parte nostra avevamo limitato le nostre proposte ad 8 punti, ma loro sono rimasti ancorati a trattare solo su 6».

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