Il gioco di Berlusconi per restare al timone

Le mosse di Casini? - mi dice il grande imprenditore incontrato nei saloni di una delle più belle case patrizie di Roma -. Ha presente una petroliera? Se il comandante avvia una manovra con un colpo di timone, la nave non risponderà subito: ha infatti l'abbrivio lento. Casini si comporta allo stesso modo: la mossa verso Berlusconi, qualunque essa sia, anche se decisa oggi, avrà i suoi effetti più in là...». Quale sia questa mossa non si sa con esattezza, ma se ne intravedono i contorni. Casini ha escluso pubblicamente qualunque alleanza con Di Pietro e con Vendola, lasciando Bersani in mezzo al guado, visto che per il segretario Pd sarebbe assai pericoloso scoprirsi a sinistra. Perciò scala tetti per allontanarsi dalle difficoltà del partito. Reclama un governo di unità nazionale da Bossi a Bersani, ben sapendo che si tratta di una soluzione impraticabile. Tiene legato al suo gioco Fini garantendogli un'alleanza tecnica al Senato in caso di elezioni. Rilancia la sfiducia al Cavaliere, ma al tempo stesso non esclude il Berlusconi bis se il presidente del Consiglio accettasse di dimettersi riaprendo i giochi. Forse ha già mosso il timone, ma non sapremo presto quale sarà la nuova rotta della nave.
Anche Berlusconi gioca su più tavoli. Mai come in questi giorni il presidente del Consiglio ha dato l'impressione di voler governare. Ieri mattina ha lanciato il piano per il Sud (terzo dei cinque punti sui quali ha ottenuto la fiducia il 29 settembre) e nel pomeriggio è tornato a Napoli per la sua scommessa personale contro la spazzatura. Martedì prossimo varerà il quarto punto (la riforma della giustizia) e a ogni occasione ripete che andare al voto sarebbe da irresponsabili, anzi da «criminali». Ma al voto si prepara come e più degli altri. È ormai convinto di ottenere la fiducia anche alla Camera: forse non i 316 voti che rappresentano la maggioranza assoluta, ma un numero di consensi sufficiente a farlo passare con una certa tranquillità, grazie alle annunciate assenze dei «malpancisti» che si notano qui e là, inseguiti dall'ascaro più attivo del Cavaliere, Francesco Pionati che li gela con questa osservazione: «È Natale, non vorrai fare il tacchino...». Una maggioranza fragile ottenuta a dispetto del Fli darebbe al Cavaliere la soddisfazione di gridare all'autosufficienza per un giorno. Ma dal 15 dicembre il governo sarebbe di nuovo regolarmente battuto in commissione. Dunque? Dunque, ecco Berlusconi presentarsi al Quirinale dicendo: caro presidente, io ce l'ho messa tutta, ma come vedi la situazione è inestricabile. Come potrebbe Napolitano organizzare un ribaltone lasciando a terra un governo vincitore delle elezioni e con la perdurante fiducia delle Camere? Ecco perciò che il Cavaliere strizza l'occhio a Bossi, tornato di nuovo a cavalcare l'ipotesi elettorale. Eccolo richiamare i due vecchi strateghi della grafica che collaborano con lui da trent'anni e hanno organizzato campagne elettorali mirabili come quelle del 2000 e del 2001. La prossima sarebbe di gran lunga la più difficile, dunque occorrerà moltiplicare gli sforzi. Eppure tutto il gran governare di oggi, la fretta di portare in consiglio dei ministri i cinque punti prima del 14 dicembre vuole dimostrare che sarebbe da «criminali» interrompere un lavoro così bene avviato. E restringere gli spazi di Fini per poter dire domani agli elettori che il Fli non cerca un rilancio del governo ed è invece avviato sulla strada del «tradimento». Questo è il gioco del Cavaliere. Ma la petroliera ha l'abbrivio lento e chissà quando vedremo la vera rotta della legislatura...

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