Il lento cammino verso il nuclerare

Ci sarà un nuovo rinvio per l'avvio del nucleare. Ora si parla del 2013, mentre l'anno prossimo dovrebbero essere definitivamente scelti almeno tre siti: due per aprire i cantieri delle nuove centrali Enel-Edf e uno per la costruzione del deposito nazionale delle scorie radioattive.
Ma ora sembra tutto più facile dopo la recente sentenza della Corte costituzionale, che ribadisce la responsabilità dello Stato (e non delle regioni) nella scelta dei siti nucleari.
È un bel passo avanti, così come un'altra conquista è rappresentata dalla costituzione dell'Agenzia per la sicurezza nucleare (presidente Umberto Veronesi) per seguire tutto l'iter del controllo, sia della costruzione che della gestione dei reattori.
Ora un nuovo studio, condotto da un gruppo di esperti (Osservatorio Cnf), ha accertato i costi che l'Italia ha pagato per la rinuncia al nucleare a partire dal 1987, cioè dopo il referendum che ha fatto chiudere le nostre piccole quattro centrali.
Si tratta di oneri molto "pesanti", sia di natura economica che ambientali. In altre parole, per il mancato sviluppo del nucleare sono stati stimati costi che vanno dai 28 ai 45 miliardi di euro, per l'escalation dei prezzi dei combustibili fossili importati, per le risorse impiegate per le riconversioni di alcune centrali e lo smantellamento delle altre (17 miliardi).
Senza calcolare che l'abbandono del nucleare ha comportato riflessi fortemente negativi sull'occupazione e la dispersione di tecnici e altro personale specializzato e, ovviamente, sul know-how nucleare e sull'industria, di difficile quantificazione economica. Tuttavia, ancora oggi (anche per l'esperienza acquisita nelle costruzioni dei reattori all'estero) -secondo una stima di Ansaldo Nucleare- l'industria italiana sarebbe in grado di realizzare il 75-80% di un nuovo impianto. Del resto, già adesso una parte dell'indotto francese risiede nel nostro paese.
Tutto questo ci fa ben sperare sul rilancio del nucleare italiano, oggi non più dilazionabile. In 20 anni, infatti, la dipendenza dall'estero per l'elettricità è fortemente aumentata (del 60%).
Se facciamo riferimento a 30 anni fa (inizio dell'attività di Caorso, la più grande delle nostre vecchie centrali), la dipendenza è aumentata del 558%. Se poi calcoliamo i prezzi pagati per l'elettricità scopriamo che in Italia vantiamo un non invidiabile primato europeo: 282 euro per megawattora industriale, rispetto alla media di 194 dell'Europa.
Forse gli ambientalisti (soprattutto i fondamentalisti) dovrebbero smetterla di continuare a diffondere per ragioni politiche o semplicemente per difendere le loro scelte passate (aver promosso un referendum dopo Cernobyl), informazioni errate per alimentare nuova paura. Le cose sono molto cambiate rispetto al 1987.
Le nuove generazioni non sembrano così terrorizzate come un tempo, ma sono convinto che i media potrebbero fare molto di più per promuovere un'informazione corretta. Ora c'è solo da sperare che una crisi di governo non rallenti ulteriormente il rilancio di un programma nucleare, che è fondamentale per lo sviluppo del nostro paese.

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