Richiesta di dimissioni a Lombardo: si spacca il fronte antiracket

Addiopizzo ha chiesto al governatore di fare un passo indietro a causa dell'inchiesta catanese che lo vede coinvolto ma non tutti sono d'accordo con la presa di posizione dell'associazione

PALERMO. Il fronte dell'antiracket si spacca sulla richiesta di dimissioni avanzata da Addiopizzo al presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo: da una parte l'associazione, che chiede al governatore di fare un passo indietro a causa dell'inchiesta catanese che lo vede indagato per concorso esterno in associazione mafiosa; dall'altra un'icona della lotta al racket, la vedova di Libero Grassi, Pina Maisano, che quando nacque Addiopizzo, sei anni fa, fu presidente della commissione di garanzia.     La Grassi - il cui marito fu ucciso nel '92 perche' disse no alle richieste estorsive dei boss - non condivide l'iniziativa dell'associazione, convinta che quello di Lombardo sia "il migliore dei governi possibili. Mi dispiace - aggiunge - ma stavolta i ragazzi hanno sbagliato".   


 Il diretto interessato definisce la considerazioni di Addiopizzo "rispettabili, come sempre, nelle finalità; ma frutto naturale del bombardamento politico-mediatico - dice Lombardo - che da nove mesi siamo costretti a subire a fronte di un'indagine giudiziaria che non riguarda il presidente della Regione. E' stato fatto credere il contrario utilizzando scarti d'indagine per fini politici, creando artificiosamente ombre che invece non esistono se non nei sentimenti di chi le ha ogni giorno evocate per strumentalizzarle a fini certo diversi per i quali si muovono i ragazzi di Addiopizzo".    "La nostra posizione su Lombardo - spiega Edoardo Zaffuto, uno dei fondatori dell'associazione, che impegna 50 persone e alla quale aderiscono oltre 500 imprese in Sicilia - è in linea con quelle assunte in passato nei confronti di politici che si trovavano nelle medesime posizioni. Non stiamo condannamdo nessuno, ma riteniamo che sia opportuno da parte del presidente della Regione fare un passo indietro".    


Quanto alle opinioni di Pina Grassi, "é la prima volta che ci troviamo in disaccordo - sottolinea Zaffuto -, ma per noi era e resta un riferimento ideale".    Per Addiopizzo le condotte di Lombardo, "al di là del loro accertamento penale, stanno mettendo seriamente in discussione la sua credibilità dinanzi al popolo siciliano. Non si può pretendere che gli imprenditori e i commercianti denuncino se dall'alto, dalle istituzioni politiche rappresentative, non provengono modelli di comportamento esemplari". Ma la Grassi fa notare che la presenza in giunta di assessori come i magistrati Massimo Russo e Caterina Chinnici, e l'ex commissario nazionale antiracket Giosué Marino sono di per sé una garanzia di credibilità. 

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