Palermo, licenza di attaccare

C’è un termine a cui si ricorre spesso parlando di questo Palermo: equilibrio. Sostenendo che la squadra di Delio Rossi non ne abbia a sufficienza, per il semplice fatto che subisce qualche gol di troppo. A nostro parere c’è un evidente errore di base, in quanto i numeri di questa squadra dicono che invece è perfettamente equilibrata. Ventidue gol fatti e diciotto subiti, differenza positiva di quattro. Squilibrato è il Milan, che ha segnato undici gol in più di quanti ne ha subiti, squilibrato è il Lecce, che ne ha subiti 15 in più di quanti ne ha segnati.
Parlando del Palermo il termine squilibrio ci sembra improprio, perchè la squadra rosa ha precise caratteristiche tecniche (più che tattiche) che la porteranno sempre a segnare e a subire molti gol. È questo il suo «equilibrio», fondato su tre attaccanti che coprono poco e su due difensori (Balzaretti e Cassani) che spingono tanto. Cercare altri «equilibri» vuol dire pretendere di snaturare la squadra. E pensiamo alle prime partite della gestione Zenga, con Cassani e Balzaretti bloccati nella loro metà del campo. Il Palermo subiva poco, ma non costruiva nulla. E sinceramente è meglio così. Ovvio che si cerchi di migliorare nell’attenzione, ma sarà sempre una squadra a trazione anteriore.
Il ritorno di Fabrizio Miccoli è stato importante perchè ha conferito al Palermo quel pizzico di concreta imprevedibilità che mancava. Miccoli ha vinto tante piccole battaglie in questi mesi. Intanto contro il suo ginocchio, operato a maggio e finalmente quasi a posto. Ha superato anche ostacoli subdoli psicologicamente: benchè fermo e nonostante gli exploit di compagni bravi e giovani è infatti rimasto al primo posto nel cuore del popolo rosanero. E poi ha vinto anche una piccola sfida tattica con l’aiuto di Delio Rossi e dei compagni. Sembrava che non potesse giocare nel ruolo di prima punta e invece sia contro il Catania che a Cesena se l’è cavata bene con questa formula «4-3-fantasia» che ha prodotto risultati di rilievo.
La partita di Cesena, seppur giocata su un terreno molto scivoloso, è stata un elogio al calcio. Per come è stata affrontata dalle due squadre e per come è stata vissuta sugli spalti dalle due tifoserie. Non gemellate, ma corrette e mai astiose. Non un solo coro «contro», nessun invito alla violenza e applausi all’uscita dal campo per Miccoli e Pastore. In diversi momenti, ma sempre con la squadra di casa in svantaggio. A Miccoli non capita spesso di ricevere applausi dalla tifoseria avversaria. Inutile dire che sarebbe bello se in ogni stadio si vivesse la partita con questo spirito. In ogni caso ci sembra di capire che tra Palermo e Cesena i rapporti sono ottimi e che a gennaio qualcuno dei giovani rosa che non trova spazio potrebbe trasferirsi in Romagna.

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