Javier e Zlatan, il buono e il cattivo

Una squadra - il Milan - domina la classifica, grazie al lavoro di Allegri, pratico restauratore di talenti usati, e alla pochezza dell'Inter, svuotata dalla corsa alla conquista della Tripletta.
Due giocatori illuminano il campionato, come Snejider un anno fa: Pastore e Ibrahimovic. Non hanno nulla in comune, son diversi per caratteristiche tecniche, fisiche, caratteriali - il Buono e il Cattivo - e per questo mi piacerebbe vederli giocare insieme. Gli accosterei volentieri Eto’o se non risultasse vittima della confusione che ha rapito Benitez. Javier e Zlatan: una coppia irresistibile di autentici fuoriclasse. A ben pensarci, in una espressione di gioco s'assomigliano: nella rapidità d'esecuzione dei passaggi come dei tiri-gol. Ibra - fortuna di Allegri - per la struttura da acrobata e la prestanza fisica che gli permettono di sovrastare ogni avversario (visto come ha ridicolizzato il Materazzi che doveva «contenerlo», magari costringendolo a un colpo di testa alla Zidane?); il Flaco - perfezionato da Delio Rossi - per l'agilità, la sublime mobilità delle sue leve e la magica leggerezza dei suoi piedi che paiono appena inguantati dagli scarpini. Entrambi rubano agli avversari un tempo breve come un batter d'occhi che tuttavia gli basta per realizzare imprese entusiasmanti. E se Ibrahimovic è ormai un campione consacrato, Pastore rappresenta la più giovane e bella promessa del calcio italiano, almeno fino a quando Zamparini deciderà di tenerselo: «Di qui non se ne va - mi ha detto il presidente del Palermo - soprattutto se il mio amico arabo (inventato?) mi aiuta a far le cose in grande». «Di qui non me ne vado - mi ha detto Javier -: sto già trattando col presidente il prolungamento del contratto».
Mi sono attardato sul giovane argentino perché in un campionato ricco di emozioni - come sempre - ma povero di qualità tecniche, la sua figura risalta nettamente su quelle di tanti campioni a chiacchiere, i suoi gol sono frutto di intensa applicazione e di prodigiosa capacità di sfuggire al controllo avversario.
Giampaolo, ieri, era prostrato: aveva pensato a come fermare Pastore (in realtà non ho capito come, ma è certo colpa mia) ma il tentativo era stato frustrato dall'abilità del giovanotto in rosa e nero. Che rappresenta al meglio la forte colonia argentina: peccato che la sua nazionale l'abbia già arruolato, mi sarebbe piaciuto averlo - nonostante la mia idiosincrasia per gli oriundi - al posto di Ledesma che invece ci è stato lasciato senza alcun contrasto. Penso che Prandelli sia stato fortemente ispirato dalla Lazio: ha convocato prima Mauri, ora Ledesma, evidentemente gli piace il lavoro di Reja e non sarò certo io a sminuire le capacità dell'amico goriziano che molti, a Roma, avevano già provato a metter sotto accusa dopo le sconfitte nel derby e a Cesena. La vittoria sul Napoli - netta, indiscutibile - ha forse convinto i critici a osservare con nuovi occhi il gioco semplice ma ben organizzato della Lazio che, già ricca, ha ritrovato Zarate. Peccato che le attenzioni del Ct non possano rivolgersi con la stessa facilità ai protagonisti del mitico Derby della Madonnina. Il Milan alla Patria dà un Pirlo provato, l'Inter un Santon ancora immaturo. Per fortuna - assente Cassano - ci saranno, oltre ai soliti noti, Aquilani, Balotelli e l'ottimo Diamanti.

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