Schillaci vince la causa contro il suo procuratore

L'ex bomber della Juventus e della nazionale non dovrà pagare 335 mila euro alla società Sporting per il contratto firmato con i bianconeri per le stagioni 1989-1993

PALERMO. E' andata bene a Totò Schillaci, l'ex bomber della Juventus e della nazionale mondiale di 'Italia 90', la causa in Cassazione contro la società 'Sporting', che lo rappresentava in via esclusiva nei contratti pubblicitari, economici e di ingaggio, dopo la morte del procuratore Biagio Govoni. La 'Sporting' voleva da Schillaci 335 mila euro per il contratto triennale firmato con la squadra bianconera per le stagioni 1989-1993.   


La Suprema Corte ha, invece, confermato che Schillaci - come deciso dalla Corte di Appello di Bologna - dovrà pagare solo circa 50 mila euro in quanto dal 31 maggio 1990 era entrato in vigore il nuovo Regolamento della Figc che ha, tra l'altro, stabilito che "nessun compenso era dovuto al procuratore sportivo per i contratti stipulati direttamente dai calciatori". Il fatto che Schillaci avesse, il tre aprile del 1989, rescisso unilateralmente il mandato alla 'Sporting' in quanto sosteneva che la società "in due anni non gli aveva procurato nulla di quanto promosso", è stato equiparato dalla Cassazione a una sorta di "recesso per giusta causa".    In forza di questa equiparazione, Schillaci pagherà solo 50 mila euro alla Sporting, liquidati come indennizzo per il recesso unilaterale, anziché i 335mila che la società pretendeva dal momento che il contratto stabiliva che Schillaci avrebbe versato il 10% degli ingaggi. I 50 mila euro sono dovuti solo con riferimento al contratto con la Juventus stipulato l'11 luglio 1989 e per nove mesi fino alla data di entrata in vigore del Regolamento Figc

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