La girandola degli sprechi in Sicilia non si ferma

La girandola degli sprechi in Sicilia non si ferma mai. Neanche in un anno difficile come il 2009 che ha visto la ricchezza nazionale, espressa attraverso il Pil, cadere del 6%. A tutto il Paese sono stati chiesti sacrifici. La Regione siciliana, invece, è riuscita a schivare la tagliola. Dai dati pubblicati questa settimana da «A Sud’Europa» la rivista del Centro Pio La Torre risulta che Palazzo d’Orléans nel corso dell’anno ha speso ben 150 milioni per collaborazioni esterne. Una pratica che non conosce soste visto che, solo nelle ultime due settimane, sono stati firmati altri dieci contratti. Il totale arriva così a 14.169 con un aumento del 5% rispetto al 2008.



Normalmente (ma non sempre) si tratta di assegni di piccolo importo erogati per un breve periodo. Un meccanismo assolutamente perfetto per alimentare la clientela spicciola.
L’analisi del Centro Pio La Torre mette anche in luce un altro fenomeno. Il fenomeno delle consulenze si va diffondendo a macchia d’olio in tutti gli enti locali siciliani. La Regione infatti è al secondo posto dopo la Campania (+30,27%) nella speciale classifica dell’aumento percentuale delle amministrazioni che si sono avvalse di collaboratori esterni con un +28,92%. Recentemente la Corte dei conti ha bacchettato lo strumento delle «consulenze facili». Il procuratore generale d’appello Giovanni Coppola ha spiegato che la prolificazione dei collaboratori si traduce in una spesa per ciascun siciliano di circa 214 euro.
Una predica inutile come tutte quelle che invocano le regole del buon governo nell’Isola. Ogni occasione, infatti, è buona per fare nuove consulenze. Dagli sportelli per il lavoro al censimento in agricoltura. Mai una volta che un’amministrazione si faccia carico del dovere di contenere le spese. Gli organici risultano più che abbondanti come dimostrano i ventimila dipendenti della Regione. Tuttavia c’è sempre fame di consulenti. Ma gli impiegati che cosa fanno? Mistero.

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