Operazione Iblis, i pm: perverse collusioni con la politica

I magistrati sottolineano il comportamento di alcuni imprenditori "non più vittime ma compiacenti strumento per la operatività della mafia nel mondo degli affari"

CATANIA. L'inchiesta condotta dalla Procura di Catania che ha portato stamane all'arresto di 48 persone e al sequestro di beni per 400 milioni di euro svela sia lo stretto rapporto di alcuni imprenditori con Cosa Nostra che le "perverse collusioni con la politica", come spiegano i magistrati che sottolineano il comportamento di alcuni imprenditori "non più vittime ma compiacenti strumento per la operatività della mafia nel mondo degli affari".
E' quanto emerge dall'indagine chiamata Iblis e condotta dai carabinieri del Ros di Catania che hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip Luigi Barone per associazione mafiosa, omicidio, estorsioni e rapine. Tra i beni colpiti dal provvedimento di sequestro figurano, fra l'altro, 105 imprese, numerosi immobili, auto e motoveicoli, ed attrezzature industriali. Obiettivo dell'indagine è stato "l'individuazione delle infiltrazioni mafiose verso il mondo dell'imprenditoria e della politica".
Secondo la procura etnea, ad esempio, il deputato regionale del Pid Fausto Fagone ex sindaco del comune di Palagonia, arrestato oggi, avrebbe "intrattenuto strettissimi rapporti con Rosario Di Dio scarcerato nel 2003 dopo una detenzione per mafia". I magistrati sostengono che "Di Dio ha curato la campagna elettorale di Fagone e si è attivamente adoperato nella individuazione delle più opportune alleanze, curando anche i rapporti tra il politico e gli imprenditori per consentirgli all'epoca della sua sindacatura di ottenere una rendita costante nel tempo". Incontri tra Fagone e Di Dio sono documentati anche in un video girato dagli investigatori in un distributore di carburante.

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