Operazione Iblis, gli interessi dei boss anche su eolico e commercio

Gli imprenditori si sarebbero aggiudicati appalti o subappalti attraverso un circuito di ''ditte amiche''. Cosa nostra chiedeva una percentuale del 2/3% sull'importo dei lavori

CATANIA. Gli affari della mafia, secondo quanto emerge dall'indagine Iblis condotta dalla procura di Catania, erano indirizzati in specifici settori economici che vanno dall'eolico-fotovoltaico al commercio. Le cosche avrebbero avuto interessi anche nella metanizzazione oltre a taglieggiare coop edili e supermercati anche nell'Agrigentino.
Gli imprenditori si sarebbero aggiudicati appalti o subappalti attraverso un circuito di ''ditte amiche''. I boss chiedevano una percentuale del 2/3% sull'importo dei lavori.  Ai vertici dell'organizzazione vi erano per i magistrati, Giuseppe Ercolano, Vincenzo Aiello e Vincenzo Santapaola. E ancora Francesco Arcidiacono, detto (U salaru), attuale reggente anche lui della famiglia Santapaola, che ha preso il posto di Santo La Causa. Sarebbe, lui in stretto collegamento, con la famiglia Ercolano, a gestire la "cassa delle imprese", incarico che "gli attribuisce grande potere, per il suo compito di sovvenzionare famiglie detenuti e spese di esercizio delle attività criminale". Poi c'é anche Rosario Di Dio che avrebbe avuto rapporti con il deputato regionale del Pid, Fausto Fagone. Tra gli arrestati anche Pasquale Pasquale di Ramacca e Francesco Costanzo di Palagonia.

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